martedì 13 gennaio 2009

Circoscrizioni inutili a Brescia

Ho seguito negli ultimi giorni il dibattito apertosi sul tema delle Circoscrizioni dopo le dimissioni di Ennio Garzetti da presidente della Est. L'Associazione Civica Brescia che propone l'abolizione totale delle Circoscrizioni, il vice sindaco che addossa la responsabilità alla riforma varata dall'ex assessore Bragaglio il quale, a sua volta, contrattacca accusando la giunta di centrodestra di non aver messo mano alla sua attuazione. Personalmente è dalla loro istituzione (anno 1978) che sostengo l'inutilità delle Circoscrizioni nelle città dalle medie dimensioni come Brescia. Quindi mi dovrei sentire soddisfatto che questa mia "storica" convinzione trovi altri seguaci, ma faccio fatica a rallegrarmi pensando a quanto è costato questo decentramento, soprattutto nell'ultimo decennio, rapportato agli scarsi risultati positivi ascrivibili direttamente all'operato delle Circoscrizioni, cioè quelli che ... senza di esse non avrebbero trovato attuazione. Questo non vuole essere uno svilimento del grande impegno che molti presidenti e consiglieri di circoscrizione, che personalmente conosco e stimo, hanno con grande dedizione profuso. La mia posizione partiva proprio dai contenuti della legge istitutiva che per le Circoscrizioni prevedeva il duplice ruolo di decentramento amministrativo e di promozione della partecipazione dei cittadini. Il decentramento amministrativo con poteri decisionali e di gestione sono non solo utili, ma necessari a metropoli quali Milano, Roma, Torino… Nelle piccole e medie città rischia invece di tramutarsi in un appesantimento burocratico ed in una frammentazione dell'azione amministrativa assolutamente deleteria. La partecipazione, d'altro canto, non è una cosa realizzabile da una realtà istituzionale come le Circoscrizioni; al massimo la possono stimolare e supportare, ma la partecipazione, per essere tale, deve nascere dal basso, dalle realtà della società civile che liberamente si rapportano con le istituzioni. Quindi i costi per la struttura, per i compensi ai presidenti e per i gettoni di presenza ai consiglieri sono assolutamente ingiustificati rispetto ai ruoli che le Circoscrizioni possono svolgere in una città come Brescia. Un'altra cosa sono i servizi decentrati che vanno benissimo e sono apprezzati dai cittadini, ma che sono totalmente sganciabili dalla Circoscrizione in quanto istituzione.
Il Governo Prodi, se non ricordo male, ha reso tale livello istituzionale facoltativo al di sotto dei 250mila abitanti avallando in tal modo l'idea della loro scarsa utilità a quelle dimensioni di città. Devo dire di avere apprezzato le motivazioni addotte dal sig. Garzetti, a giustificazione delle sue dimissioni, che riconoscevano l'onerosità economica delle Circoscrizioni a fronte della loro sostanziale inefficacia. Il fatto è che in Italia, dei costi della politica si parla solo a corrente alternata e solo quando parlarne è strumentale ad altri fini politici e non per affrontare seriamente il problema. Ricordate quando a ridosso della campagna elettorale si parlava di abolizione delle province e delle Comunità montane? Qualcuno ne parla ancora? Nessuno! Anzi, si stanno per istituire altre mini Province! Se non si uscirà dalla logica del mantenimento di questa pletora di livelli istituzionali funzionali a mantenere alto il numero dei seggi da poter assegnare ad altrettanti pretendenti dei vari partiti non si riuscirà nemmeno a trasformare il concetto della politica da quello della pura gestione del potere a quello del servizio alla cittadinanza per la costruzione del "bene comune".
Spero proprio che il sig. Garzetti rimanga coerente con le proprie prese di posizione senza piegarsi alle inevitabili logiche accomodatorie del partito di appartenenza e questo possa servire a sviluppare ulteriormente un confronto serio che possa portare ad altrettanto serie decisioni.

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