Le reazioni del mondo politico e della società civile al provvedimento della Loggia non si sono fatte attendere.Primi a commentare la decisione della Giunta Paroli di ritirare la delibera sono stati il capogruppo in Loggia del Pd, Emilio Del Bono, e il segretario cittadino, Giorgio De Martin: «Una Giunta vendicativa - recita secca la nota congiunta - ritira il bonus bebè pur di non assegnarlo, senza discriminazioni, a tutti i bambini. Brescia è una città che per anni è stata ben governata e pertanto ha le risorse disponibili, e già accantonate, per dare i 1.000 euro a tutti i bambini nati nel 2008. Riteniamo che l’amministrare non possa essere propaganda politica».
Altrettanto critica anche Laura Castelletti, capogruppo della lista che porta il suo nome: «Correttamente l’ordinanza del Tribunale dice che la finalità di incentivare la natalità italiana non era, di per sé, illegittima: l’errore è nella formulazione della delibera. Noi abbiamo suggerito alla Giunta di rispettare la sentenza ed estendere il bonus a tutti, ma... anche di continuare a perseguire lo scopo originario (incentivare la natalità italiana) spogliandolo di connotazioni ideologiche, elaborando altri interventi che tengano conto dei suggerimenti del Tribunale. La Giunta invece revocando il bonus, conferma la tesi di chi sosteneva che l’intento era esclusivamente discriminatorio».
Tra le reazioni della società civile spicca quella delle Acli bresciane, tra le realtà promotrici del «Donum bebè», fondo da destinare ai figli di coppie immigrate in luogo dell’inaccessibile «bonus» comunale. «Ho subito fatto convocare un incontro delle associazioni che sostengono il Donum - assicura il segretario organizzativo delle Acli, Pierangelo Milesi - per alcune valutazioni. Nei giorni scorsi avevamo già commentato positivamente la sentenza del tribunale, che ripristinava una giustizia discriminata dalla delibera, decidendo comunque di continuare nella raccolta dei fondi. Ora però la decisione della Giunta ci impone alcune riflessioni».
Ma Milesi avanza una lettura e un monito più generali: «Mi pare che la città abbia bisogno di tutto tranne che di frazionarsi e lacerarsi ulteriormente sul sostegno alla natalità». Specie in questo momento di crisi, sottolinea il segretario Acli. «La città ha bisogno di uno slancio unitivo, di solidarietà. Se l’Amministrazione e i soggetti più attivi della società civile e religiosa si incontrassero per fare una comune riflessione sulla difficoltà della natalità delle coppie italiane e sul tema dell’immigrazione, forse questa vicenda non sarebbe del tutto negativa. Se ne avrebbe un risultato di crescita solidale della città».
Fonte: Giornale di Brescia
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