domenica 31 maggio 2009

Bonus bebè, quinta sconfitta per il Comune

E cinque. In quattro mesi il bonus bebè come concepito dalla giunta Paroli, riservato cioè esclusivamente agli italiani, incassa la quinta sonora bocciatura in sede giudiziaria. Una «discriminazione mediante ritorsione» è l’opinione che il Tribunale del lavoro dà stavolta del secondo provvedimento dell’Amministrazione, del 30 gennaio. Quello che di fatto azzerava il contributo. Il collegio composto da Angelo Tropeano, Ignazio Onni e Giuseppe Magnoli ha confermato l’ordinanza del 12 marzo 2009 con la quale il giudice Gianluca Alessio obbligava a riaprire il bando, respingendo in toto il reclamo della Loggia condannata anche a pagare le spese legali. Non solo, ha sostenuto anche la validità dell’ordinanza del 26 gennaio, ribadendo che il bonus va dato a tutti senza distinzione di nazionalità. Bene avrebbero fatto dunque, si legge tra le righe, i quattro stranieri e l’Asgi a portare avanti fin dalla prima ora la battaglia legale contro le decisioni del Comune.
IL DISPOSITIVO. L’ordinanza respinge punto per punto i dubbi sollevati dall’Amministrazione nel reclamo. Conferma che il giudice del lavoro è l’organo competente a decidere in materia di discriminazione, anche nel caso in cui sia messa in atto dalla pubblica amministrazione. Dopodiché, passa ad esaminare il merito. «La revoca della delibera istitutiva del bonus bebè - scrivono i giudici - ha indubitabilmente creato conseguenze pregiudizievoli sia a carico delle vittime della discriminazione, le quali si sono viste privare del beneficio loro riconosciuto dall’ordinanza del 26 gennaio, sia degli originari beneficiari del bonus». I giudici bollano per ben due volte come «illecita» la finalità con la quale il bonus bebè è stato concepito: supportare la natalità degli italiani. E aggiungono che senza bisogno di ulteriori approfondimenti la delibera azzera - bonus ha «un carattere ritorsivo». «È lo stesso contenuto dell’atto - specificano - a esprimerne chiaramente la causa illecita: evitare in qualsiasi modo che il sostegno economico si estenda anche agli stranieri».
LE REAZIONI. La quinta sconfitta non suscita stupore a palazzo Loggia. Nonostante i giudizi sempre più severi del Tribunale, nonostante le spese legali da rifondere si stiano accumulando, la giunta Paroli continua a tenere la linea dura. L’assessore al Bilancio Fausto Di Mezza è di poche parole. «È una sentenza scontata - dice -. Del resto il giudice del lavoro è lo stesso che ha bocciato il bonus fin dall’inizio. Le nostre valutazioni politiche non cambiano, Ora instaureremo un giudizio di merito al tribunale ordinario. E se necessario andremo fino in Cassazione».
Ma l’avvocato Alberto Guariso, che ha sostenuto la guerra legale per conto dell’Agsi e dei quattro stranieri, avvisa: «Aprire un nuovo procedimento fino all’ultimo grado di giudizio può significare un attesa anche di 6 anni. Nel frattempo quanto deciso dai giudici il 26 gennaio e il 12 marzo va eseguito». La Loggia, proprio perché consapevole dell’esito di quest’ultimo reclamo, ha riaperto i termini per la presentazione delle domande che scadono il 30 giugno. «Dal 1 luglio - avvisa Guariso - noi saremo lì pronti a controllare che il contributo venga erogato».
Anche la segreteria della Camera del lavoro annuncia battaglia. In particolare, si attende che l’Amministrazione quanto prima si adegui alle decisioni del Tribunale e dia i mille euro che spettano ai quattro stranieri che hanno vinto finora tutti i gradi di ricorso. «Che si deve fare - si chiede - perché la Giunta abbandoni un’impostazione che non regge alla prova della legittimità? Non basta raccogliere tante volte il giudizio di discriminazione e di ritorsione per riconsiderare i limiti del proprio potere? I programmi elettorali saranno importanti ma nessuno può realizzare i desideri che vi sono espressi, se stridono contro gli ordinamenti che regolano la convivenza».

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