martedì 30 giugno 2009

Penati: "Sto con Bersani: no a candidati per tattica"

Presidente Penati coordinerà la campagna congressuale di Bersani, allora?
«Pierluigi me lo ha chiesto e io ho dato la mia disponibilità. Credo che alla fine andrà così».
Perché Bersani e non Franceschini o il famoso terzo candidato che altri rincorrono?
«Io sono un amministratore fortemente ancorato al territorio. Ho scelto Bersani perché la sua esperienza politica viene dal territorio. Ed è quella di un pragmatico che possiede e dimostra una profonda cultura di governo. Pierluigi è una personalità politica che sento vicina al mio modo di essere »
Lei ritiene che Bersani e Franceschini rappresentino bene la complessità del Partito democratico o sarebbero utili anche altre candidature?
«Io non so se ci sarà o no una terza candidatura. Ciò che mi piacerebbe fosse evitato, però, è il gioco di schierare altri nomi non sulla politica ma sulla tattica. Questa scelta, alla fine, potrebbe vanificare il risultato delle primarie per riportare le decisioni sulla leadership al chiuso di un’assemblea»
Qualora nessuno dei candidati dovesse ottenere il 50% alle primarie, naturalmente...
«Appunto, altre candidature le vedrei non utili se concepite solo allo scopo di negare le primarie. Cosa diversa se nascessero dentro una competizione che si allarga»
Non c’è il rischio che il congresso si risolva nella conta interna al Pd,lontana dal Paese e dalla sua crisi?
«Credo che debba prevalere, al contrario, e da parte di tutti, lo sforzo per un congresso sulle ... opzioni politiche e sulla piattaforma programmatica. Credo, anche, che si debba costruire una tavola di valori che ci renda leggibili e alternativi al centrodestra»
Per il momento la discussione si limita alla disputa teorica su chi sarebbe più innovatore dell’altro. Siamo ancora alla propaganda. Un po’ pochino, non crede?
«Il congresso deve spingere in direzione di un profondo rinnovamento, a partire dalla piattaforma politica. Serve innovazione anche nei gruppi dirigenti, naturalmente. Questo, per me, significa valorizzazione dei giovani. Di quei trenta-quarantenni, cioè, davvero tanti, che già hanno maturato esperienze importanti nelle istituzioni, come amministratori, o nel partito. Prima la piattaforma politica, quindi, perché la scelta dei gruppi dirigenti dev’essere conseguente, E deve promuovere le nuove generazioni a partire da ciò che è già in campo. Senza innamorarsi, cioè, della sorpresa dell’ultimo momento»
Al Lingotto, sabato scorso, c’era una platea democratica abbastanza agguerrita, “quasi un congresso” si è scritto...
«A Torino si è riunito solo un pezzo del rinnovamento. Un patrimonio di energie e di esperienza cui sicuramente attingere, e che è a disposizione del partito. Il rinnovamento, tuttavia, è la capacità di creare un’alternativa di governo al centrodestra. È li che si misura, ed è lì che vince o perde. Oggi, noi, rischiamo di non essere percepiti come utili e credibili. Lo vediamo al Nord dove, se scende il Partito delle libertà sale la Lega e dove noi non siamo considerati nemmeno quando si vuole esprimere un voto di scontento rispetto al governo. Ecco, il vero rinnovamento passa attraverso la capacità di un gruppo dirigente di costruire il profilo, l’identità, la tavola dei valori, la piattaforma programmatica di un partito in grado di farsi percepire come credibile. Altrimenti ci mettiamo a rincorrere un’innovazione che non porta a nulla»
A Milano lei ha perso per un pelo. Un grande recupero tra primo e secondo turno. Fosse dipeso dalla città Penati sarebbe ancora presidente della Provincia. Destra schiacciasassi, ma per fino al Nord il centrosinistra può tornare a vincere ...
«Ilvo Diamanti parla dell’Italia come di un Paese politicamente contendibile e ha ragione. C’è una forte mobilità del voto e c’è la necessità che il Partito democratico si presenti, appunto, come un’alternativa credibile al centrodestra. Il risultato di Milano dimostra che di imbattibile e di già assegnato una volta per tutte non c’è nulla, nemmeno lì dove la destra è più forte. Se la proposta che avanza il Partito democratico è capace di parlare contemporaneamente ai ceti popolari e a quelli produttivi, allora si vince»

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