martedì 7 luglio 2009

Abbiamo bisogno di costruire un partito vero e radicato, in cui gli iscritti contino sul serio

«Abbiamo bisogno di costruire un partito vero e radicato, in cui gli iscritti contino sul serio», dice Rosy Bindi. «Un partito con una chiara visione dell’Italia, alternativa alla destra, conun moderno programma di sinistra plurale che nasce dall’Ulivo, e un modello di sviluppo alternativo a quello che è andato in crisi. Un partito in grado di ricostruire una coalizione di centrosinistra, di superare un’idea della politica giocata sul rapporto tra leader e popolo. Pierluigi Bersani è la persona giusta per farlo».
E le primarie? D’Alema vorrebbe abolirle per il leader...
«Non sono d’accordo, ne discuteremo. Le primarie sono una delle novità principali del Pd: vanno regolamentate, serve un albo degli elettori, ma quella spinta verso l’apertura è irrinunciabile ». Del Pd del Lingotto cosa salva?
«Io mi candidai contro quella prospettiva, perché mi sembrava soprattutto una candidatura di Veltroni a palazzo Chigi. La vocazione maggioritaria si è rivelata solitaria e ha fallito: oggi abbiamo meno voti dell’Ulivo, non possiamo neppure pensare di governare da soli e se ci guardiamo intorno facciamo fatica a trovare interlocutori».
Condivide le dure critiche di D’Alema a questo gruppo dirigente?
«Anch’io penso che ci siano stati errori e l’ho detto. Le critiche sono ammesse in un congresso,ma è sbagliato andare oltre. Chiunque vinca dovrà tenere unito il partito. E in fondo se oggi possiamo ... fare un congresso è perché il Pd c’è, ci siamo mescolati».
Teme che la vostra mozione sia vissuta come la restaurazione?
«Io non mi ritengo apparato, ma non credo al nuovismo. Nuovi si diventa tutti insieme, non facendo l’elenco di chi può e non può esserlo. E poi un po’ di apparato c’è in entrambe le mozioni».
Qual è la maggiore debolezza della mozione Franceschini?
«C’è Marini che chiede di buttare lo statuto scritto dai veltroniani, Rutelli pone condizioni, Veltroni resta una presenza condizionante. Mi sembra di rivedere il film del 2007, con Veltroni sostenuto da liste che volevano cose diverse».
E Marino?
«Il rischio è che la sua candidatura inneschi una radicalizzazione regressiva sul tema della laicità, uno scontro tra “laicisti” e “clericali” che ci faccia dimenticare i risultati raggiunti fin qui».

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