venerdì 3 luglio 2009

Con Dario, perché. I Pop in conclave

Un vero e proprio conclave per confermare a Franceschini la loro scelta di campo. Ma anche per chiarire al candidato che c’è una piattaforma, parola che qui pronunciano con orgoglio, ancora tutta da scrivere e che loro a quel tavolo si siederanno con molte cose da dire. I popolari di Quarta fase si ritrovano a Norcia, convocati da Beppe Fioroni, per confrontarsi e mettere insieme le loro idee, in vista di un confronto congressuale che per molti è partito in maniera diversa da come speravano.
Anche per questo, arroccati nel palazzo comunale della cittadina umbra, preferiscono parlarsi a porte chiuse, in maniera schietta, aprendo all’esterno il seminario solo oggi, quando sarà proprio Franceschini a venirli a trovare.
Al segretario ribadiranno il loro sostegno, perché «non vogliamo tornare al centro-sinistra col trattino che prospetta Bersani ». Un modo, quello di Fioroni, per dire definitivamente addio all’asse riformista Ds-Ppi attorno al quale costruire una coalizione.
Oggi ci sono i Democratici, un «matrimonio a sangue misto che rafforza la razza», nella metafora di Roberto Di Giovan Paolo.
Nozze alle quali i popolari arrivano senza rinunciare però al loro bagaglio culturale, di personalità, di radicamento.
La battaglia va condotta innanzitutto contro il vero avversario, Berlusconi, senza quindi attardarsi in una telenovela sfiancante per la leadership interna.
«Ci sono due candidati degnissimi – puntualizza Di Giovan Paolo – c’è un progetto di fondo ... condiviso, adesso bisogna scegliere chi lo interpreta meglio». I margini per differenziarsi, però, ci sono ed è giusto che emergano. Il tema del giorno è la sicurezza e qui, per esempio, non tutti credono che il “modello Penati” sia l’unico percorribile.
Con le forze sociali, poi, Franceschini ha la possibilità di inaugurare un confronto più aperto e ampio. «Quello che si sta delineando attorno a Bersani è un blocco solido, ma ristretto attorno alla Cgil – spiega Pier Paolo Baretta – noi abbiamo la possibilità di allargare i nostri interlocutori e fare sintesi tra le diverse istanze».
È quanto ha sottolineato anche Fioroni nella relazione di apertura. L’analisi del voto è analoga a quelle di Franceschini: il Pd perde, ma è vivo. In più, secondo i dati forniti dal responsabile istruzione del partito, c’è l’ingresso tra gli elettori dem di una quota non ampia, ma nemmeno indifferente, di ceto medio, evidentemente deluso da Berlusconi. Questo comporta la presenza di un interlocutore in più e di nuove istanze da considerare nella sintesi che il partito deve produrre.
Più freddezza è dimostrata sul tema dell’innovazione, sulla quale già Franco Marini, ma anche Fioroni, avevano intravisto qualche rischio. Tra tutti i cattolici democratici, le posizioni non sono però così nette. L’area più vicina a Franceschini è più aperta all’emergere di nuove personalità, selezionate in modo diverso.
Il “fenomeno” Serracchiani, in altre parole, non è visto come un caso da condannare, semmai da moltiplicare per dare l’idea di un partito non asfittico.
Anche gli ultimi eredi del movimento giovanile del Ppi hanno opinioni diverse in proposito.
Convocando per il 18 luglio un’assemblea incentrata proprio sul rinnovamento generazionale, Antonio Iannamorelli (ultimo segretario dei giovani pop) e Luigi Madeo parlano di «una grossa insofferenza in tutto il territorio», spiegano di sostenere Franceschini, ma di condividere con Bersani il percorso delineato per l’emergere di una nuova classe dirigente, non sentendosi rappresentati dal modello Serracchiani. Da loro prende però le distanze Gianluca Lioni, responsabile terzo settore del Pd e molto vicino al segretario, il quale, pur essendo tra gli organizzatori dell’assemblea, ritiene «sbagliato rivolgere l’iniziativa contro la Serracchiani. Cerchiamo solo di essere meno fashion dei lingottini».

0 commenti: