Uno che lo conosce bene come il direttore di Red tv Claudio Caprara ha scritto sul suo blog che «D’Alema quando si incazza è notevole. Franceschini non ne vale un’unghia ». Nessun motivo di dubitarne.Effettivamente, a sentire le frasi molto polemiche usate dall’ex ministro degli esteri l’altra sera alla festa del Pd di Caracalla viene da dare ragione a Caprara ma nessuno è a conoscenza del grado di “incazzatura” di Franceschini quando le ha lette.
È probabile che ieri il segretario del Pd abbia messo in conto la possibilità di replicare direttamente, per lo meno per la parte, diciamo così, “personale”. E però poi si è convinto di una cosa: che non si può stare sulla polemica, tanto più di questo tipo, tutti i giorni, per quattro mesi. Questa è una campagna lunga, il rischio è di alimentare un clima impossibile. Non per questo si deve star zitti. Ma non sarà lui a dare fuoco alle polveri.
Ieri ci ha pensato Piero Fassino a replicare, il che se possibile fa ancor più male dato che «la mia stessa storia politica è lì a dimostrare che ho sempre lavorato per unire» ed è una storia politica che guarda caso è quella di D’Alema. «Dico con grande sincerità a Massimo che sconcerta il tono delle sue parole, perché non favoriscono certo quel clima di confronto e di rispetto che lui stesso rivendica per sè». Uno a uno e palla al centro.
La risposta di Fassino a D’Alema, con quel richiamo ad «unire» può anche essere letta in controluce come un impegno a correggere le punte più acute del messaggio franceschiniano, quello, per capirci, del videomessaggio con l’impegno a non ridare il partito «a quelli che c’erano molto prima» che D’Alema ha bollato come «una falsa partenza ». Ora, come si può escludere che lo stesso Franceschini possa trovare conveniente arrotondare le punte? È ... quello che vedrà presto.
Questa sera il segretario riunirà i parlamentari del Pd (è scontato che non tutti ci andranno ma in ogni caso è un test di una certa importanza), domani dovrebbe inaugurare la sede sel suo comitato a via del Tritone e soprattutto il 9 parlerà alla manifestazione organizzata da Fassino.
Certamente Franceschini, non ha intenzione di farsi trascinare nelle risse interne anche perché è tuttora il leader del partito. Non ha smesso i panni del segretario, del segretario del maggior partito dell’opposizione.
Lo ha ricordato Castagnetti, anch’egli duro con D’Alema: «Non si deve dimenticare che Franceschini oltre ad essere candidato al futuro congresso continua ad essere il massimo rappresentante del partito e, insieme, il punto di riferimento di tutti gli iscritti e come tale merita il rispetto, in primo luogo da parte dei dirigenti». Dunque, se un’autocritica può fare è esattamente quella di aver deposto questi panni, magari in nome di una malinteso senso della correttezza nei confronti di Bersani, lasciando per troppi giorni il suo partito privo di una voce forte nei confronti di Berlusconi e del governo.
Ecco, Franceschini vuole riprendere pienamente la sua funzione di leader del partito. Ha cominciato ieri bacchettando quel Di Pietro che guarda caso è stato iscritto a pieno titolo nel “nuovo centrosinistra” dalemiano, definendo gli attacchi a Giorgio Napolitano («Usa la piuma d’oca per difendere la Costituzione dall’assalto di un manipolo piuttosto numeroso di golpisti») «intollerabili». Ci si attenda quindi un Franceschini che di qui in avanti non si lascerà sfuggire l’occasione per alzare la voce contro il governo: da una parte è il suo compito, dall’altro è anche il miglior modo di condurre la sua “campagna elettorale” nel partito.
Fonte: Mario Lavia - Europa










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