martedì 7 luglio 2009

Chiunque in uno schieramento o nell’altro porti avanti l’idea del rinnovamento per noi resta un interlocutore privilegiato

In tanti ci dicono che stanno andando a iscriversi perché con questa candidatura hanno ritrovato possibilità di un rapporto con il Pd, cercano le risposte che il Pd non dato perché vittima dei veti incrociati », racconta Marta Meo, una delle animatrici del Lingotto, dove «simbolicamente» è nata la candidatura di Marino.
Serio ma non adatto dice D’Alema.
«Sventolare il pericolo di smottamenti è un modo per spingere le persone a fare scelte conservatrici. Mai come in questo momento, specie dopo i risultati delle europee, c’è bisogno che il centrosinistra si ripensi. E invece chi preferisce evitare di farlo dice che non è il momento. Dietro c’è una grande difficoltà nell’ambito delle rispettive candidature di trovare una sintesi tra le persone che le sostengono».
Esempi?
«Letta sta ancora spettando che Bersani rinunci alla socialdemocrazia. E per Franceschini non sarà facile sulla laicità mettere d’accordo la parte giovane e progressista con quella intransigente».
Vede difficoltà per la Serracchiani?
«Bisogna vedere che succede quando il dibattito entra nel vivo. Ma chiunque in uno schieramento o nell’altro porti avanti l’idea del rinnovamento per noi resta un interlocutore privilegiato».
Un invito a ripensarci?
«Mi pare abbia fatto la sua scelta».
Per rinnovare il Pd serve un outsider?
«Marino è uno vicino alla gente che lavora, anche se non tutti ovviamente sono primari. Quando ... ci ha ricevuti in ospedale a Verona, la novità rispetto alle “riunioni romane” era tangibile. Marino è senza zavorre. E non ha correnti, nessuno che gli mette veti».
E la presenza di Bettini?
«Il suo endorsement è apparso ingombrante. Dietro Franceschini, Veltroni, dietro Bersani D’Alema, ma se dietro Marino c’è Bettini è chiaro che per noi non va. Però lui stesso dice che non è così. L’importante è che non costituisca un limite per una squadra allargata».
A chi? Anche a Chiamparino?
«Magari. Con lui abbiamo sempre parlato. Come con Renzi. E con Zingaretti. Vogliamo costruire uno spazio di discussione aperto e dove personalità del genere si possono trovare a loro agio».

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