martedì 7 luglio 2009

La chance che sprecheremo

Mille, 3500, 80, 6850. Questi sono i primi dati relativi al G8 che si terrà da domani a L’Aquila. Numero di delegazioni? Di giornalisti? Di mozioni che verranno discusse? Magari, si tratta rispettivamente di bagni, rubinetterie nuove, irrigatori e arbusti.
Questi i dati riferiti in occasione della conferenza stampa tenuta a Napoli per la presentazione ufficiale del G8 dal nostro premier. Poche cose in agenda, poche dichiarazioni di intenti di cosa si vuole “portare a casa”.
Molta chiarezza sulla logistica e altrettanta confusione sulle priorità politiche che il nostro paese, che presiede il vertice, intende sottoporre agli altri paesi partecipanti. Un aneddoto? La solita polemica sterile dell’opposizione? No, un dato di fatto. In un momento storico come quello in cui ci troviamo, segnato dalla globalizzazione dei problemi come crisi economica, terrorismo, povertà, in un momento in cui unanime è la considerazione che a sfide globali vanno date risposte globali, il nostro governo cosa dice? Che fa? Nei prossimi giorni abbiamo una grande chance politica e diplomatica, riportare il nostro paese al centro della scena internazionale.
Leader è chi guida, chi suggerisce una strada, chi ha un piano e convince gli altri a seguirlo. Leader sono gli Stati Uniti, con il piano verde di Obama e Gordon Brown che ha convocato il G20 a Londra, leader sono i nostri vicini europei che adottano un rigoroso “pacchetto clima”, leader è papa Ratzinger che scrive al presidente del consiglio ricordandogli gli impegni internazionali presi in tema di aiuti allo sviluppo e sprona a trovare una risposta ai problemi mondiali puntando sull’etica e su soluzioni concordate.
E dire che di occasioni per ritornare a comportarsi da leader il nostro paese le avrebbe. Di temi su cui scommettere in questo G8 ce ne sono molti: gli aiuti allo sviluppo (ma su questo siamo purtroppo poco credibili dato che rispettiamo solo il 3% degli impegni economici); il clima – ma dovremmo evitare di dire, come ha fatto il presidente del consiglio, che la decisione dell’Unione europea è sospesa e impegnarci invece per una sua rapida e ampia attuazione; le nuove regole di Governance, ma il Global legal standard caro a Tremonti e il Lecce Framework ... sono sempre più considerati solo come un piccolo passo con rinvio delle vere decisioni al G20. Per finire con le relazioni internazionali, sulle quali però sarebbe stato opportuno evitare l’imbarazzo in cui il governo ha messo il nostro paese ad esempio nei rapporti con l’Iran.
E allora quale potrebbe essere il cavallo di battaglia del nostro paese per questa sua presidenza? Ci sarebbe, dal punto di vista delle grandi problematiche internazionali, la non proliferazione, alla luce delle recenti azioni della Corea del Nord ma soprattutto dopo il discorso di Obama a Praga e dei contatti recenti tra Russia e Stati Uniti. Ma c’è soprattutto il ruolo stesso della riunione che presidieremo. E il relativo ruolo degli altri consessi internazionali. Altro aspetto infatti è quello della sopravvivenza e della evoluzione dello stesso G8.
I summit dei potenti sono sempre più a geometria variabile, ci si riunisce in otto tra le potenze occidentali, in 13 con le economie emergenti, in 20 per discutere di governance economica , e anche di più se si parla di Africa. Da una parte il quadro si complica, dall’altra è impossibile pensare di affrontare la questione delle nuove regole globali o i nuovi impegni nella lotta contro il clima senza pensare a nuovi formati. Lo dimostrano il recente G20 e il gruppo voluto da Obama che raccoglie i 16 paesi più inquinanti al mondo (Major Economies Forum).
L’allargamento è inevitabile per dare più rappresentatività e quindi assicurare la piena attuazione delle decisioni prese a livello globale.
Come presidente di turno nel G8 in questa fase dovremmo fare tutto il possibile per dimostrare l’utilità di una formula intermedia come potrebbe essere quella del G13 (G8 + le cinque economie emergenti, Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa), riconoscendo il ruolo indispensabile delle economie emergenti e restando cosi legittimati a dibattere di temi come il clima, la lotta alla povertà, senza che questi vengano dibattuti nel G20 o altrove. Se invece il G8 fallisse e passasse l’idea che il G20 è la formula vincente, si lavorerebbe di fatto in sottogruppi informali dove pochi decidono e gli altri ratificano e il nostro paese sarebbe progressivamente e inesorabilmente marginalizzato.
Il nostro paese deve recuperare un ruolo centrale nelle relazioni internazionali, mantenendo lo status di media potenza ad ambizione globale, non di grande potenza ad ambizione locale. A tal fine dovremo però dimostrare responsabilità e competenza, fare meno show, dimostrare più concretezza. Dovremo cioè fare, per una volta, eccezione al modo molto discutibile in cui il presidente del consiglio opera a livello internazionale.

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