Avrebbe bisogno di una badante istituzionale, il ministro Maroni, che non bada alle badanti. Le esclude infatti dai rigori della legge non per sostanza giuridica. Le esclude perché, accecato dalla voglia di colpire gli immigrati irregolari, non si era accorto che anche i vecchi della sua Padania ricorrono ai buoni servizi geriatrici delle immigrate appunto irregolari. Per non subire dunque la protesta degli anziani - che so? un bel corteo che a Milano gli lanci contro i vissuti pannoloni - Maroni ha stabilito che le badanti clandestine, che in Italia sono circa settecentomila, «non hanno nulla da temere» dalla legge che punisce i clandestini. Dunque in Italia la clandestinità è un reato, ma non per le bandanti: parola di ministro padano. Perché? Gli ha chiesto il collega del quotidiano Libero. Ed ecco che Maroni si è impasticciato con «la non retroattività della legge» che è una indiscutibile ovvietà giuridica ma in questo caso è la confessione dell' impotenza dello strumento penale e della demagogia di un legislatore che vuole soltanto avvelenare il paese. Se infatti la legge salva le badanti irregolari, salva anche i barbieri irregolari, i camerieri, i ricoverati nei centri di accoglienza, quelli che si inventano lavori improbabili e quelli che neppure li cercano, chi vive di espedienti e chi vive di elemosina, quelli che stanno ingolfando di carte le prefetture, quelli che non si sa più in quali carceri rinchiudere... Insomma è una legge che spara nel mucchio. E ci vuol poco a capire che anche la badante, in quanto clandestina, diventa penalmente responsabile della sua miseria, come tutti gli altri clandestini. Se fosse vero quel che dice Maroni, a salvarsi sarebbe il mucchio dei clandestini. La legge sarebbe insomma una gigantesca sanatoria e non una mazzata alla clandestinità, sarebbe una trovata superbuonista che neppure il più terzomondista dei legislatori immaginerebbe per l' Italia. E a tutti gli irregolari che hanno varcato la frontiere prima del ... "pasticcio Maroni" dovrebbe essere ufficialmente riconosciuto il diritto di non essere puniti. Infatti la badante irregolare in Italia è già fuorilegge perché non può essere assunta da nessun anziano, fosse pure la zia di Maroni. In Italia chi dà lavoro a un cittadino extracomunitario privo di permesso di soggiorno è punito dalla legge penale. E se ora Maroni si impegna a istituire l' ordine o il registro delle badanti irregolari e le mette sotto la sua protezione commette un reato di istigazione e come aggravante avrà pure la nostra... solidarietà. È vero infatti che istigherebbe tutti i cittadini italiani a disobbedire alla legge ma lo farebbe per buoni motivi umanitari, e ci viene quasi da dire "di sinistra", sicuramente per amore e per rispetto dei nostri vecchi che grazie alle badanti irregolari spesso riescono a fare l' ultimo tratto in casa loro, tra le loro cose, i ricordi più cari, la coltivazione delle abitudini che più sono antiche più, nel vecchio, prendono significati nuovi. A queste donne straniere, a queste clandestine, va la gratitudine dei figli e dei nipoti d' Italia, non sappiamo se più indaffarati o più colpevoli. Ci piace che Maroni protegga dal reato queste donne anche a costo di smentire se stesso, il suo partito, e le sue leggi razziste. La verità è che Maroni, fanaticamente convinto che l' intruso sia sempre un parassita, che l' emarginato che si esercita in lavori immaginari sia una minaccia, e che il povero sia comunque un colpevole non ha pensato che anche per fare leggi razziste bisogna essere adeguati: politicamente, giuridicamente, storicamente, sociologicamente... Insomma ci vogliono competenze davvero speciali anche per essere cattivi. Non basta l' accanimento ideologico: le leggi su materie complesse e labili scappano da tutte le parti. Neppure i democristiani riuscivano a infilare l' intera realtà dentro una legge. E però confezionando insieme alla legge anche il suo inganno, stabilendo una cosa e il suo contrario, Maroni ha inaugurato la levantinità padana, che è il celodurismo molle, il manganello doroteo: la durezza di chi non vuol mollare e la mollezza di chi vuol durare.Fonte: Francesco Merlo - Repubblica









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