«C’è il chirurgo candidato», dà l’annuncio Augusto, tra salsicce e involtini. «Vai Ignazio, il cavallo ce lo mettiamo noi», lo abbraccia una signora dallo stand della porchetta. «Mi sa che ti votiamo pure noi», gli dicono due iscritti del circolo di Donna Olimpia. L’accoglienza del popolo del “democratic party” romano, alias festa de l’Unità, non poteva essere migliore. «Guarda che però io voto Bersani», si scusa una militante. «Pazienza, una su cento si può fare», scherza lui. «Il punto è che abbiamo perso quatto milioni di voti, io ho gestito bilanci di dipartimenti da centinaia di milioni e se avessi perso cinque milioni sarebbero venuti a cercami», spiega mentre va verso il palco.Lo spazio dibattiti è strapieno. Ci sono solo posti in piedi. Anche Bettini si deve accontentare di una sedia rimediata all’ultimo momento accanto al palco. Bianca Berlinguer gli strappa, tra gli applausi, una confessione annunciata: «Sei tu il terzo uomo?». «Io ci sono, siamo in tanti, in tantissimi». «C’è una stragrande maggioranza del paese che non si riconosce nel centrodestra ma non sa cosa pensa di certi temi, e a volte non lo so nemmeno io” cosa pensa il Pd», dice Marino, snocciolando i grani dell’incertezza. Immigrazione, diritti, cittadinanza, la laicità. Altro che posizione prevalente: «Si discuta nei circoli e si voti e gli eletti rispettino quel voto», scandisce. E lui annuncia che anche Beppino Englaro è pronto ad iscriversi. «E se la Binetti vuole candidarsi, lo faccia», dice quando è già tre ore che è lì che parla, discute, stringe mani.
C’è ancora il sole quando arriva con il “piombino” Giuseppe Civati tra gli stand. Almeno nell’abito sembrano un ticket. Camicia azzurro scout, pantaloni di cotone blu. Un gruppo di militanti che vengono dai circoli romani ha chiesto di incontrarlo prima. Ed eccolo lì il candidato, con il sole negli occhi, al debutto della sua campagna elettorale. Le sedie di plastica in cerchio. E una trentina di persone che aspettano di sentire da lui che intenzioni ha. «Nella mia vita non ho mai corso per arrivare secondo», li rassicura lui. La scelta – racconta – è arrivata proprio al Lingotto una settimana fa: «Vedevo gli sguardi spaesati delle persone mentre ... Franceschini e Bersani parlavano, da persone con un percorso politico alle spalle, ma non con la competenza e la chiarezza che i problemi del nostro tempo chiedono». È allora che Marino ha pensato: «Mi candido, ma con me voglio una squadra». Dal palco fa i nomi più importanti: Bettini, Meta, i Lingottini.
La squadra la sta definendo. È a quel lavoro che ha dedicato la giornata. Cominciata con un incontro da western in un piccolo appartamento in viale Parioli. Casa di Goffredo Bettini, dove da vent’anni, davanti alla pasta e fagioli, si monta e si smonta qualsiasi film della politica italiana. La scena è questa. Da una parte, il talent scout ferito, a caccia del guizzo che cambi le carte già distribuite sul tappeto. E Michele Meta, una vecchia volpe della politica romana, con alle spalle una lunga esperienza di composizione di liste, comprese quelle delle primarie 2007. Dall’altra, la mini-delegazione dei “piombini”: Pippo Civati, Grazia Spinosa, Samuele Rocca. Altri mondi, altri linguaggi. «Quelli che nessuno stava aspettando», come dicono loro.
Civati si occuperà di coordinare il programma, Meta all’organizzazione, Oleg Curci, l’infermiere di Genova ai circoli, Grazia Spinosa supporterà Alessandra Cattoi. E Bettini dietro le quinte. «Ho fatto il coordinatore del partito, è ovvio che non voglio incarichi, io vi posso dare un supporto di idee, di direzione politica, consigli, ma la candidatura di Marino funziona se è una candidatura libera», spiega subito Bettini.
E per fortuna che il primo giorno da candidato era iniziato alle 10, aprendo il computer di casa: «Io ci sono e voi?». E loro gli hanno risposto. Giovani recuperati alla politica. Vecchi militanti, comunque delusi. Professori, ricercatori - tra quelli che ieri gli chiedevano amicizia in rete c’era anche Gianni Orlandi, prorettore de la Sapienza. Medici e pazienti. Semplici cittadini. «Mi raccomando trapianti un cuor di leone al posto di quello di coniglio», gli suggerisce un sostenitore sul sito de l’Unità, preso d’assalto dai lettori.










0 commenti:
Posta un commento