Ufficialmente l’incidente è «superato». Ma uno scambio di battute così violento, a poche ore dalla discesa in campo nell’agone congressuale, è certamente un sintomo del fatto che per Ignazio Marino non sarà facile tenere insieme il suo pur ristretto (almeno per ora) parterre di “grandi elettori”.Da una parte ci sono Pippo Civati e i piombini, o lingottini che dir si voglia, intenzionati a portare nel Pd volti nuovi e a scardinare i consueti equilibri di potere che determinano le sorti di tutti i partiti politici. Dall’altra, c’è Goffredo Bettini, che di questi equilibri è stato grande tessitore negli ultimi anni, nella Capitale e non solo. È lui il creatore del “modello Roma” che ha portato al Campidoglio prima Francesco Rutelli e poi Walter Veltroni, di cui è stato anche braccio destro alla segreteria del Pd. Ed è stato lui il primo a tirar fuori dal cilindro il nome di Marino per il prossimo congresso, dopo «averci lavorato da tempo, seppur in solitudine ». È ovvio quindi che adesso non gradisca il tentativo di “marchiare” la candidatura del chirurgo da parte dei piombini.
Ma anche la situazione di questi ultimi non è semplice. Debora Serracchiani ha scelto un’altra strada, sostenendo Franceschini, e anche Sandro Gozi è molto critico con il «protagonismo» dimostrato da Civati e ritiene poco meditata la decisione di sostenere Marino.
Ma anche altri esponenti meno noti del popolo che affollò il Lingotto il 27 giugno sono più propensi a seguire altre vie congressuali. Sul blog di Civati non mancano i commenti che criticano l’endorsement a Marino, sia per la presenza di «el gordo Bettini» sia perché in molti avrebbero preferito un nome che provenisse direttamente da quel gruppo. Di fronte a queste critiche e al rischio di un marcamento stretto di Bettini su Marino, il consigliere lombardo è intervenuto a ... mettere in chiaro le cose: «Il numero due sono io». Anche perché, tra il serio e il faceto, ancora non sa se pentirsi di non essere sceso in campo personalmente.
Marino, però, sa bene che i giochi per lui sono complicati, soprattutto nel “primo turno” interno agli iscritti. Ogni singola tessera può essere fondamentale per superare la soglia del cinque per cento, indispensabile per accedere alle primarie. Se Bettini e Civati non si parlano, tocca a lui garantire entrambi. All’ex coordinatore del Pd basta sapere che la candidatura del senatore non sarà connotata dal nuovismo imposto dai piombini. Il suo ruolo sarà, come di consueto, quello dell’“ideologo” che si muove dietro le quinte, mentre a presidiare il comitato promotore lascia Michele Meta, che dovrà arginare l’esuberanza di Civati. Pace fatta, quindi, almeno formalmente.
Il problema, però, rimane: le tessere sono ancora poche.
Se Napoli si distingue per il lievitare del numero degli iscritti, a Roma solo nell’ultimo mese sembra sia stato tolto il freno a mano. Fino alla fine di maggio la Capitale era ferma a quota settemila. A giugno ci sarebbe stata un’impennata (ancora da verificare con i dati ufficiali), ma non è facile capire quanti di questi nuovi iscritti possano essere attribuiti direttamente a Bettini. I piombini, dal canto loro, sono per loro stessa ammissione molto attivi su internet ma non altrettanto bravi con le tessere. Per questo, hanno promosso per sabato prossimo una giornata di mobilitazione in tutta Italia. All’inevitabile ottimismo di facciata, si accompagna quindi una maggiore prudenza: «Il rinnovamento è un processo lungo – ammette Paola Concia – che non si fa solo con i giovani e che non si chiuderà certo con questo congresso. Dovremo continuare a spingere in questa direzione anche dopo, comunque vada»










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