sabato 4 luglio 2009

Sicurezza, una legge che penalizza le famiglie

Il reato di immigrazione non ha fiducia dentro la maggioranza e allora la stessa ha chiesto tre fiducie. Sembrava un romanzo di appendice, a tinte noir, quello che si è vissuto in aula mentre si approvava il ddl sicurezza. Una strana scelta quella del governo che disattende l’autorevole richiamo, formulato dal Santo Padre: «I valori etici e morali in politica sono importanti e vanno rispettati con coerenza ».
Anche l’Enciclica Sociale, recentemente firmata, mira ad «approfondire alcuni aspetti dello sviluppo integrale dell’uomo alla luce della verità e della carità», ciò che conta prima di tutto è la promozione e la difesa della dignità umana. Un buon governo deve partire da questo.
Tutti valori di cui anche lo stato dovrebbe essere promotore e garante, ma che con la legge appena approvata vengono disattesi. Una delle conseguenze di questa legge è l’abbandono delle famiglie più fragili, quelle numerose, con anziani, con portatori di handicap, con disabili, al loro destino, penalizzando la rete di aiuto che hanno creato per far fronte alla quotidianità.
Ieri, infatti, è stata legalizzata la criminalizzazione di tutte quelle donne che vivono nelle nostre case, e che, loro malgrado non hanno avuto la possibilità di regolarizzare la loro posizione. Le nostre famiglie sono composte da nonni e badanti, e a queste signore la famiglia si affida e di loro si fida.
Non parlo di giardinieri, autisti, collaboratrici domestiche, ma di quelle donne che fanno la differenza in termini di assistenza e di cura della famiglia, che la sostengono e con essa creano un rapporto di collaborazione, condivisione e empatia, tanto da stabilire un cordone di solidarietà e di complicità, tanto da rischiare pene e sanzioni pecuniarie pur di non perdere questo importante tassello di rete di welfare.
Sono, infatti, almeno 600mila le donne che lavorano in nero come badanti nelle nostre famiglie e ... di loro sappiamo tutto perché vivono nelle nostre case, ma da oggi sappiamo anche che rischiano di essere imputate di un nuovo reato, quello di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato.
Anche prima di questo ddl la risposta del governo al problema della regolarizzazione è stata inefficace, basti pensare che il decreto flussi 2008 ha concesso 105.400 quote alle badanti, ma queste sono altamente insufficienti, infatti, circa 100 mila istanze valide, resteranno fuori.
Ironia della sorte vuole che molte famiglie hanno chiesto ormai, una o due volte, di regolarizzare la posizione di queste collaboratrici ed è scandaloso che ci siano famiglie cha attendono una risposta dal 2007. Quindi, da un lato abbiamo famiglie che vogliono vivere nella legalità e lavoratrici che vogliono essere regolarizzate, dall’altro uno stato che se ne infischia e che non tiene conto delle richieste effettuate, per poi fare una campagna antistraniero, volendo assimilare il criminale a chi offre un servizio sociale dentro le nostre case.
Come legislatore ho preparato un disegno di legge che a breve presenterò, che prevede la valorizzazione dell’attività lavorativa di chi si prende cura della famiglia, attraverso due disposizioni chiavi. La prima riguarda la non contestazione del reato di ingresso e soggiorno illegale in Italia a chi svolge nella famiglia attività di assistenza.
La seconda defalca dalla quota annuale del decreto flussi le richieste relative a collaboratori addetti alla cura della famiglia.
Un primo piccolo passo per far emergere il lavoro nero, per dare rispetto e dignità all’attività di chi crea una vera e propria rete di aiuto alla famiglia, un distinguo necessario e dovuto. Per governare correttamente il fenomeno migratorio servono intelligenza, che significa capacità di leggere in profondità questo fenomeno e concretezza, ovvero dare la certezza, in tempi relativamente rapidi, di regolarizzare persone che sono indispensabili al nostro sistema di convivenza e alla nostra economia.
Le badanti nulla hanno a che fare con la criminalità, con lo sfruttamento, con la tratta degli esseri umani o con il racket, è quindi banale e superficiale fare di tutta “l’erba un fascio”, come di fatto avviene con questa legge.
Monsignor Agostino Marchetto commentando l’approvazione di questo ddl ha affermato: «La prospettiva che ci si apre dinanzi, porterà molti dolori e difficoltà a persone che, già per il fatto di essere irregolari si trovano in una situazione di precarietà». Non si può non condividere l’evidenza e la veridicità di questo commento.
Uno stato che cavalca insicurezza e paura non può che produrre una politica del terrore e dell’antistraniero.

0 commenti: