venerdì 10 luglio 2009

Un girotondo per Marino

Mercoledì sera all’Alpheus di Roma erano centinaia e centinaia. Tantissima gente, imprevista. Per che cosa? Per la festa in vista dell’apertura de Il Fatto, il nuovo quotidiano che uscirà a settembre sotto la direzione di Antonio Padellaro.
Una grande platea, dentro e fuori il locale, soprattutto di giovani Onda-style, un po’ centrosociale un po’ Rifondazione, mescolati con gente del ceto medio riflessivo, quella parte di buona borghesia amante di letture impegnate e film d’autore che costituì fra il 2001 e il 2003 il nerbo umano e politico della stagione dei girotondi. E che elettoralmente ha seguito per lo più i proclami di Di Pietro e che in misura minore ha creduto alla novità del Pd veltroniano, magari anche grazie all’intesa elettorale con i radicali (a sorpresa rilanciata ieri da Franco Marini).
Un magma che oggi è di difficile quantificazione e di ancora più ardua leggibilità in termini di analisi politica. «Qui c’è quell’8 per cento che ha votato Italia dei valori», si è subito commentato nell’entourage di Di Pietro, che ha pure preso la parola per un breve saluto. In effetti per buona parte di quelle persone è stato come un ritorno a casa se è vero com’è vero che l’eroe di Mani pulite rappresentava e rappresenta tuttora quella parte dei girotondini riparatasi negli ultimi tempi sotto l’ideologia anti-casta di Beppe Grillo, che si organizza attraverso Facebook e che alle elezioni ha barrato il simbolo del gabbiano dipietrista.
In questo clima rispuntano Pancho Pardi e Paolo Flores d’Arcais, tornato ieri alla ribalta con un articolo sulla Stampa nel quale ha messo i piedi nel piatto del congresso Pd con il suo esplicito endorsement per Ignazio Marino. Il quale fra parentesi è stato visto anche lui ... davanti all’Alpheus, incuriosito da un appuntamento che potrebbe avere un qualche significato anche nella vicenda congressuale (ma il “nuovo” era già in sala con le sembianze di Debora Serracchiani). Ha scritto Flores, sempre a caccia di un qualcuno che possa scuotere la parte non berlusconiana del sistema politico (ieri Cofferati e Moretti, poi Di Pietro, oggi il chirurgo): «Il 25 ottobre Marino dovrà aver convinto due o tre milioni di persone, in larga misura cittadini “anti-politica” o “anti-partito”, secondo le definizioni correnti e d’ordinanza (altamente ingannevoli, in realtà)». Marino – consiglia il filosofo – dovrà rivolgersi «a questi cittadini, in genere stigmatizzati dai vertici Pd come girotondini, giustizialisti, sognatori estremisti, se davvero vuole vincere».
Insomma, il “terzo uomo” deve presentarsi all’insegna di una specie di alternativa di sistema, come un novello Di Pietro, appunto, contro i da loro odiati inciuci alla D’Alema ma anche alla Veltroni. Questo secondo Flores. Secondo altri invece dovrebbe somigliare ad una candidatura alla Emma Bonino e non solo per la netta opzione laica e per nulla disponibile ai compromessi sulle materie eticamente sensibili, ma soprattutto per una opzione liberale o meglio libertaria: non l’antipolitica del trio Grillo-Travaglio- Di Pietro ma un’altra politica nel segno del garantismo e della libertà. Ora, come i due corni possano saldarsi resta da vedere.
In fondo era proprio questo il problema dei girotondi: far convivere Mani pulite e garantismo, sintetizzare la cultura istituzionale di destra di Di Pietro, la socialdemocrazia di Cofferati e il progressismo élitario di Ginsborg e Moretti.
Però se troverà una sede, un leader, uno slogan, magari un giornale per fare campagne di pressione (perché di questo si tratta) questa miscela andrà tenuta sott’occhio.

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