martedì 7 luglio 2009

Un grande partito riformista che non pensi di rappresentare la società in modo settoriale

In questi due anni ci sono stati degli errori, ma il Pd del Lingotto resta un’intuizione giusta: il Pd non deve essere solo la somma dei riformismi di Ds e Margherita, ma aprirsi al nuovo». Roberta Pinotti, senatrice, ex Ds, ha scelto Franceschini. «Nelle sue tesi c’è questa esigenza di avere più Pd e non meno, il nuovo non è nel numero di giovani che sono in squadra,ma nel dare seguito alle intuizioni del Lingotto: un grande partito riformista che non pensi di rappresentare la società in modo settoriale, ma parli in modo allargato agli italiani, senza contrapporre lavoratori e imprenditori ».
Un esempio?
«Il ruolo di iscritti e simpatizzanti: i vecchi partiti di massa non esistono più, oggi gli iscritti sono un numero molto ridotto. Per questo devono pesare anche gli elettori, che devono votare alle primarie per il leader e anche per alcune scelte fondamentali, come ad esempio la collocazione europea. Il Pd deve farsi sentire vicino dagli elettori: per questo è sbagliato chiudersi in modo autoreferenziale ai soli iscritti».
E la vocazione maggioritaria?
«L’idea di un partito che non fa alleanze non è mai esistita. Ma non si possono fare a prescindere. Per questo il leader Pd deve essere anche il candidato premier».
Cosa la convince di Franceschini come leader?
«In questi mesi ha garantito l’unità pur affrontando scelte difficili come la collocazione europea e il voto sul testamento biologico. Ha dato garanzie di saper mettere insieme le opinioni e proporre una visione unitaria: sulla laicità ha onorato gli impegni presi nel giorno della sua elezione».
Cosa caratterizza di più la mozione?
«La scelta ambientale, la cosiddetta green economy, sarà uno degli elementi caratterizzanti di ... questa mozione. E poi la consapevolezza di dover andare oltre le esperienze socialdemocratiche, che in Europa tracollano. È necessario costruire una prospettiva democratica in Europa, che possa sviluppare il filone di Obama».
Come giudica le critiche di D’Alema a questi due anni di Pd?
«Ricordo che la scelta di andare da soli nel 2008 fu condivisa da tutti. Del suo messaggio mi preoccupa l’idea di un congresso con spargimento di sangue. Io non uso le categorie “vecchio- nuovo” per spingere qualcuno a farsi da parte. Se non facciamo squadra la destra non la batteremo mai».

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