domenica 9 agosto 2009

Il sindaco di Bari: "Il Pd scardini il patto bipartisan per gestire gli affari della sanità"

«Scusi, ma sono un po’ stanco» - dice Michele Emiliano affondato nella poltrona da sindaco. Certo, non devono essere giorni facili qui in Puglia. Ieri sono stati arrestati un pusher e un socio di Giampaolo Tarantini. La magistratura sta frugando anche nei cassetti del centrosinistra e mette sotto accusa il governo affaristico della sanità.
Sindaco, che ne dice di questi arresti in casa Tarantini? È un filone ricco di colpi di scena...
«Vede, quando ci sono capi d’imputazione il giudice agisce e prende decisioni. Se c’è sostanza si arriva a conclusioni chiare. Questi sono accusati di aver fornito la droga a Tarantini, non è poca cosa. E il pm ha agito con nettezza».
Lei è il primo cittadino di una città cuore giudiziario d’Italia?
«Ma no, Bari non è il cuore giudiziario di nulla. Diciamo che siamo nella modernità e quando si sta nella modernità si finisce per vivere vicino agli amici di Berlusconi. I fratelli Tarantini, ormai mi pare chiaro, erano la chiave d’accesso a Berlusconi. Ma Bari non è solo questo, non tutti i baresi hanno questa chiave d’accesso. Questa città è tante altre cose, belle e pulite».
Quindi non c’è del marcio anche nella “primavera pugliese” come fa pensare l’inchiesta sulla sanità?
«Assolutamente no. La nostra stagione è cominciata per reagire all’isolamento del centrosinistra, al suo atteggiamento servente nei confronti del centrodestra e per dare un volto pulito alla politica. Se Emiliano e Vendola sono in campo lo si deve al corpo vivo del centrosinistra che non si è rassegnato al dominio di Fitto».
Sì, però sembra quasi che abbiate ereditato gli stessi vizi: affari e politica, le mani sulla sanità...
«Senta, qualcuno oggi dice che Vendola non poteva non sapere. Il punto è che di questa inchiesta, a differenza di quella Tarantini, nessuno sa niente. Non sono ancora stati individuati i capi di imputazione, né si conoscono gli elementi su cui si basa l’accusa».
Anche lei, ex magistrato, contro la magistratura?
«Niente affatto. La magistratura faccia il suo lavoro. Io noto invece che c’è stato uno ... scatenamento mediatico contro Vendola».
Ma il caso Tedesco non è un’invenzione dei giornali: l’ex assessore è accusato di essere il centro di un giro di affari, i suoi familiari hanno le mani nella sanità...
«Ma certo, si figuri. Però, guardi che l’assessore Tedesco era lì da tre anni per conto di un’area ben determinata».
Quale?
«Diciamo un’area post Ds, o meglio post Pci. Pensi che dopo un lungo colloquio con Tedesco che diede ampie rassicurazioni, Vendola intervenne in Consiglio Regionale e convinse tutti. Vede, il fatto è che Nichi, quando è stato eletto per la prima volta nel 2005 era un grande profeta del cambiamento ma non aveva mai amministrato nulla. E si è dovuto misurare coi problemi del governo avendo alle spalle un partitino e accanto un molosso come il Pd».
È d’accordo nel dire, come fa Vendola, che siamo di fronte a un teorema giudiziario?
«Diciamo che non ho elementi per dire che Vendola si sbagli. Dico che il pm deve accelerare e chiarire al più presto. Basta con il detto e non detto, se c’è da dire si dica. Ma intanto contro il malaffare combattono Vendola e il suo nuovo assessore alla sanità. Di loro mi fido».
Però c’è già chi pensa al dopo-Vendola. Avremo la Poli Bortone al suo posto in un’alleanza Pd-Udc? Lei che ne sa?
«Niente. Però non penso che sia solo una invenzione della stampa. Vedremo. Intanto dico che personalmente non vedo altre possibilità al di fuori di Nichi».
Ma allora perché ci sono tutte queste manovre contro la ricandidatura?
«Perché noi diamo fastidio. Anche a me all’inizio non mi voleva nessuno. Né i Ds né la Margherita. Lo stesso è accaduto con Nichi. La nostra amicizia oggi è una brutta notizia per molti».
Lei parla spesso della presenza in Puglia di un governo bipartisan della sanità, di un comitato d’affari. Ci spiega che cos’è e dove abita?
«Non parlo di comitato d’affari. Io dico che negli affari della sanità ci sono sempre gli uomini delle stesse aziende e degli stessi schieramenti politici».
Anche del Pd?
«Diciamo che c’è una prassi trentennale di gestione della sanità che coinvolge tutti. Nessuno finora l’ha scardinata e va scardinata con la politica. Vendola ha cominciato. Ma io penso che il compito principale del Pd debba essere proprio quello di annientare questo sistema».
In qualche dichiarazione lei ha lasciato intendere che in Puglia c’è sempre l’ombra di D’Alema nella gestione del potere. È così?
«No, non è così. Non ho detto questo: D’Alema è sempre assente nelle questioni di gestione. Da quando sono sindaco non mi ha mai fatto una telefonata per chiedermi di occuparmi di una persona o di affari concreti. Mai. Diciamo che D’Alema è molto presente politicamente, questo sì. Vuole sapere perché spesso si parla male di lui? È il suo fascino che attira meriti e demeriti…».
Emiliano ma perché si è candidato come quarto uomo alla segreteria regionale del Pd?
«Non mi piace il congresso nazionale, sembra quasi un regolamento di conti. Qui in Puglia mi sono permesso di dire, visto che sono il segretario regionale uscente, che sarebbe stato utile che io restassi alla guida del partito. Qualcuno ha detto che non si può avere il doppio incarico ma pare che sia una regola valida solo per me. Insomma, ho capito che tutto questo è il sintomo di un cambiamento politico che accoglierò».
In che modo?
«Voglio verificare se la mia candidatura ha un fondamento. Dobbiamo incontrarci, noi candidati, e vedere che cosa è meglio per il partito».
Si sussurra che lei potrebbe ritirarsi dalla corsa e far convergere i suoi voti proprio sul candidato di D’Alema, Sergio Blasi...
«Blasi è un bellissimo risultato, fa parte della Puglia che cambia».
La sua sembra quasi una dichiarazione di voto...
«Se non mi candidavo io Blasi non sarebbe mai stato scelto. Quindi no, penso che se uno decide di candidarsi è perché vuole andare fino in fondo... ».

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Serve un nuovo meridionalismo? Siciliani? Picciuli? SUD o SPROFONDO SUD?
Guardate le vicende nel PD di questi giorni, D’Alema utilizza la Puglia come facevano i democristiani qualche tempo fa.
Prima ha deciso chi doveva essere il candidato a Lecce per il centrosinistra, poi chi doveva essere la candidata per il centrosinistra alla provincia di Lecce, aveva già deciso chi doveva essere il segretario dei DS poi divenuto PD (Blasi), successivamente Capone (maschio), nonchè il vicepresidente regionale.
Ora, per fare fuori Emiliano e Vendola, ha deciso di candidare Blasi alle primarie per la scelta del segretario regionale. Blasi, come al solito, fa finta di fare dichiarazioni per un nuovo PD, le solite minchiate con la solita retorica fascio/buonaiola, e via con i bisogna ri-lanciare, ri-partire, ri-ncoglionire le persone il più possibile.
Nel PD i vecchi nemici, su ordine di D’Alema, fanno finta di darsi i bacetti sulla guancia e se l’ordine è perentorio, anche sulla lingua e sul pisellino.
Sembrava un’orgia, dovevate vederle l’effusioni amorose tra la Capone e il Blasi, e tra questi e il Frisullo, tra i il Rotundo e il Blasi, o tra il Blasi (sempre lui) e il Russo, o tra il sempre verde Blasi e l’Uccella (pensavo fosse morto sotto un corriera della STP e invece eccolo là, bello e incostumato come al solito, anche se la temperatura sfiora i cinquanta gradi, quest’anno si è fatto una promessa, andrà al mare, naturalmente in giacca e cravatta e si bagnerà i piedini stavo dicendo un’altra cosa).
Lo scambio imposto da D’Alema è il seguente, Blasi rompe i coglioni a Vendola ed Emiliano (con la speranza di D’Alema che Emiliano ritiri la candidatura per evitare la conta), poi se proprio conta deve essere la speranza è che il vecchio apparato D’Alemiano, costruito negli anni ottanta, faccia vincere Blasi alle primarie, in cambio la vecchia, decrepita, ma sempre obbediente guardia (Frisullo, Russo, Taurino, Maniglio con la new entry da sistemare Uccella), in disgrazia per le note vicende giudiziarie, sarà tutta ri-confermata alle regionali del 2010, e se andrà male il modo per le sistemazioni si troverà comunque, parola di D’Alema.
Chiaramente, i media locali, tutti in codazzo a sostenere l’uomo dei picciuli della taranta, telerama in testa, di tutto ciò nulla vedono, nulla sentono e nulla dicono.
A proposito, in questi giorni chi guarda il tg di telerama vede una televisione paragonabile a quella dell’unione sovietica degli anni 60.
Ma torniamo alle vicende del PD, avevo detto che D’Alema utilizza il nostro territorio come facevano i democristiani di qualche tempo fa? Mi sono sbagliato.
D’Alema, a furia di comportarsi da Boss, è diventato un capo clan e i democristiani di una volta, nei suo confronti, mi sembrano dei galantuomini.
D’alema è divenuto un uomo d’onore. Baciamo le mani. PRIMARIE! PRIMARIE! PARTITO NUOVO!PARTITO NUOVO! PARTECIPAZIONE! PARTECIPAZIONE!