domenica 9 agosto 2009

Se il mezzogiorno ritorna al passato

La durata di questo Governo dipende dalla sua capacità di affrontare con proposte innovative il problema del Mezzogiorno. Ha promesso il federalismo e questa volta è costretto a fare sul serio. Ma il federalismo è impossibile se i divari territoriali non solo non si riducono, ma addirittura aumentano, come avvenuto negli ultimi vent' anni. Quando usciremo davvero dalla recessione il reddito pro-capite degli italiani sarà tornato al livello del 1998. È impensabile recuperare tutto questo terreno perduto senza il contributo del Mezzogiorno. Infine, la maggioranza è sempre più lacerata dalla guerra tra nordisti e sudisti e non ci sono più risorse per mettere a tacere le proteste delle giacche blu o delle giacche grigie. Mentre i 4 miliardi elargiti alla Regione Sicilia la scorsa settimana hanno solo scatenato l' appetito degli altri governatori. Perché a loro sì e niente a noi? Di innovazione nell' affrontare i problemi del Sud non c' è tuttavia traccia alcuna. Al contrario, si sentono riproporre solo idee stantie, ritorni al passato, come se sessant' anni di politica straordinaria, una strada lastricata di fallimenti, fossero trascorsi per nulla. La prima grande idea maturata a Palazzo Chigi e dintorni è stata quella di ricostruire la Cassa per il Mezzogiorno, magari cambiandone la denominazione. In trent' anni aveva speso l' equivalente di 175 miliardi di euro attuali per fare addirittura calare di un punto percentuale la quota del prodotto interno lordo del Mezzogiorno sul totale nazionale. Poi è bastato che uno studio di Banca d' Italia richiamasse dati pubblicati dall' Istat più di un anno fa sui divari nel costo della vita fra diverse aree del Paese per far riaffiorare la proposta delle gabbie salariali, tabelle che per un quarto di secolo nel Dopoguerra hanno fissato i livelli retributivi in diverse parti del Paese. Eppure questo esecutivo si era vantato nei mesi scorsi, prendendosi meriti (e demeriti) certo non propri, di avere riformato la contrattazione salariale! Perché allora dovremmo tornare a metodi "sovietici" di determinazione dei salari? Infine sarebbe in «fase di avanzata progettazione» in via XX Settembre la Banca del Mezzogiorno. Anche in questo caso non si tratta di un' idea nuova. Banco di Napoli e Banco di Sicilia hanno una storia lunga quasi come quella dell' Italia unita. La Sicilia, poi, in virtù del suo ... statuto speciale, non è mai stata soggetta ai vincoli nell' accesso al credito imposti dalla Legge Bancaria del 1936. Ha poi conosciuto nel dopoguerra uno sviluppo imponente della propria rete di sportelli bancari: quasi 500 in più nei soli anni ' 60, tanti quanti in tutto il resto del Mezzogiorno. Eppure un' isola così "banchizzata" e irrorata di credito (più che d' acqua) non vanta certo condizioni di sviluppo superiori al resto del Mezzogiorno. Il suo reddito pro-capite è superiore solo a quello di Calabria e Campania, la speranza di vita tra le donne è addirittura inferiore a quella media del Mezzogiorno, è seconda solo alla Sardegna nel tasso di abbandono degli studi, offre meno servizi per la cura degli anziani di molte altre regioni meridionali. E potremmo continuare. Se si vogliono avere idee innovative per il Sud bisognerebbe finalmente andare alle radici del problema, che sono tutte di natura ambientale, legate al contesto in cui oggi si può fare impresa al sud. Sono nel capitale umano così spaventosamente più basso (e sempre più basso) che al Nord, sia in quantità che in qualità. Sono nei tempi biblici dei tribunali al Sud che rendono impossibile il rispetto dei più elementari diritti di proprietà. Sono nella corruzione diffusa e nell' inefficienza delle amministrazioni pubbliche. Sono nella mancanza di fiducia fra i cittadini che rende terribilmente costosa ogni transazione, riducendo la dimensione potenziale dei mercati. Sono divari difficili da colmare. La Spagna in parte ci è riuscita e probabilmente è proprio per questo che ha saputo conoscere una forte convergenza nei livelli di reddito fra le sue regioni, inizialmente più distanti fra di loro delle nostre. Per cominciare a ridurre questi divari, per renderli nel frattempo meno penalizzanti, ci vogliono istituzioni migliori. In difetto di capitale umano e sociale, ci vuole più Stato di qualità, più beni pubblici. È allora proprio da qui che bisognerebbe partire, punendo anziché premiare le amministrazioni più inefficienti, come quella siciliana. Per il Sud, di straordinario ci vuole solo una riforma delle istituzioni pubbliche, fatta di commissariamenti veri anziché di governatori che sono di fatto commissari di se stessi. E che davvero applichi il principio secondo cui l' amministrazione che ha prodotto un dissesto finanziario deve essere azzerata e deve essere sottoposta al "fallimento politico" del ritorno alle urne.

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