venerdì 30 ottobre 2009

Il Cavaliere e il nuovo rivale «Il migliore, ma un bolscevico»

ROMA — In privato lo chiama spes­so il Migliore. Per tesserne le lodi, ri­cordare che lo avrebbe voluto (lo dis­se in pubblico) come proprio mini­stro, apprezzarne il tasso di concretez­za e pragmatismo. Ma l’aggettivo, con la m maiuscola, è scelto anche sul filo dell’ironia: era il soprannome di To­gliatti e per il Cavaliere Bersani resta comunque uomo d’apparato, legato a doppio filo a una storia che ne in­fluenza il modo di stare in politica. A Palazzo Chigi nessuno si fa illu­sioni, soprattutto dopo le prime usci­te. Lo dice apertamente Paolo Bonaiu­ti, portavoce del capo del governo, che in realtà sarebbe il primo a ralle­grarsi di un cambio di stagione.
Nel­l’esecutivo le parole del neosegretario del Pd si valutano per ora al microsco­pio, ma finora non sono state trovate tracce significative di quel «rapporto civile» che lo stesso Bersani alcuni giorni fa disse non solo di volere, ma di «pretendere» con il capo del gover­no. Che Massimo D’Alema abbia soste­nuto la candidatura di Bersani può es­sere motivo in più per coltivare alcu­ni auspici, sperare che prima o poi— lo dice Osvaldo Napoli, fra i deputati più attivi del Pdl — nel Partito demo­cratico «si punti finalmente a costrui­re un’alternativa di governo piuttosto che proclamare solo un’opposizione gridata e antiberlusconiana». Ma gli auspici si fermano qui, nel pedigree moderato e pragmatico di Bersani, perché in realtà il primo che non si fa illusioni è lo stesso premier: vuole una riforma costituzionale della giu­stizia e «non credo che Bersani avrà la forza di dialogare su questo tema»; di­chiara ogni tanto di auspicare un dia­logo maggiore «ma almeno sino alle elezioni regionali» non crede sia pos­sibile costruire nulla di concertato con la minoranza parlamentare.
Il piccolo segnale di ieri pomerig­gio, quel voto alla Camera che nega con ... 375 voti l’autorizzazione a proce­dere per Altero Matteoli, è stato regi­strato a Palazzo Chigi come una possi­bile apertura di credito. In quel nume­ro c’erano infatti molti deputati che appartengono alla sinistra: se è solo bon ton parlamentare, o anche altro, si vedrà nei prossimi giorni. Ma resta la sensazione di un chiaroscuro in cui sarebbe azzardato prevedere un disge­lo fra i due Poli. Ieri Bersani ha detto che Berlusconi non lo ha chiamato per fargli gli augu­ri di buon lavoro: «Ha preferito telefo­nare a Ballarò». Ma due giorni fa ave­va ironizzato sul fatto che il capo del governo non si è mai autosospeso dal­la carica, come ha fatto in un primo tempo Marrazzo. Motivo per il quale forse non ha ricevuto una telefonata, dicono nel governo. Insomma gli auspici di dialogo fan­no in fretta a trasformarsi in illusioni, coltivate da pochi, pochissimi espo­nenti delle due parti. Sandro Bondi ie­ri ha già pronunciato parole che sem­brano definitive: «In due giorni Bersa­ni ha confermato che la crisi del Pd è irreversibile e che l’alleanza con Di Pietro non cambia, al peggio non c’è mai fine». Come del resto in privato il Cavaliere pronostica da mesi: dall’ex pm «non si staccheranno mai». Conta poco che Berlusconi e Bersa­ni siano dello stesso segno, Bilancia, siano nati nello stesso giorno, il 29 settembre. Del resto il Cavaliere ricor­da al segretario del Pd «il signor Wolf di Pulp Fiction , quello che arriva e di­ce io risolvo i problemi e la gente gli crede». E nei momenti di irritazione più forte Bersani ricorda al Cavaliere non il Migliore, ma semplicemente «un bolscevico!». Possono andare d’accordo il signor Wolf e un bolscevi­co? Forse in un film di Tarantino.
Fonte: Marco Galluzzo - Corriere della Sera

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