Nell’esecutivo le parole del neosegretario del Pd si valutano per ora al microscopio, ma finora non sono state trovate tracce significative di quel «rapporto civile» che lo stesso Bersani alcuni giorni fa disse non solo di volere, ma di «pretendere» con il capo del governo. Che Massimo D’Alema abbia sostenuto la candidatura di Bersani può essere motivo in più per coltivare alcuni auspici, sperare che prima o poi— lo dice Osvaldo Napoli, fra i deputati più attivi del Pdl — nel Partito democratico «si punti finalmente a costruire un’alternativa di governo piuttosto che proclamare solo un’opposizione gridata e antiberlusconiana». Ma gli auspici si fermano qui, nel pedigree moderato e pragmatico di Bersani, perché in realtà il primo che non si fa illusioni è lo stesso premier: vuole una riforma costituzionale della giustizia e «non credo che Bersani avrà la forza di dialogare su questo tema»; dichiara ogni tanto di auspicare un dialogo maggiore «ma almeno sino alle elezioni regionali» non crede sia possibile costruire nulla di concertato con la minoranza parlamentare.
Il piccolo segnale di ieri pomeriggio, quel voto alla Camera che nega con ... 375 voti l’autorizzazione a procedere per Altero Matteoli, è stato registrato a Palazzo Chigi come una possibile apertura di credito. In quel numero c’erano infatti molti deputati che appartengono alla sinistra: se è solo bon ton parlamentare, o anche altro, si vedrà nei prossimi giorni. Ma resta la sensazione di un chiaroscuro in cui sarebbe azzardato prevedere un disgelo fra i due Poli. Ieri Bersani ha detto che Berlusconi non lo ha chiamato per fargli gli auguri di buon lavoro: «Ha preferito telefonare a Ballarò». Ma due giorni fa aveva ironizzato sul fatto che il capo del governo non si è mai autosospeso dalla carica, come ha fatto in un primo tempo Marrazzo. Motivo per il quale forse non ha ricevuto una telefonata, dicono nel governo. Insomma gli auspici di dialogo fanno in fretta a trasformarsi in illusioni, coltivate da pochi, pochissimi esponenti delle due parti. Sandro Bondi ieri ha già pronunciato parole che sembrano definitive: «In due giorni Bersani ha confermato che la crisi del Pd è irreversibile e che l’alleanza con Di Pietro non cambia, al peggio non c’è mai fine». Come del resto in privato il Cavaliere pronostica da mesi: dall’ex pm «non si staccheranno mai». Conta poco che Berlusconi e Bersani siano dello stesso segno, Bilancia, siano nati nello stesso giorno, il 29 settembre. Del resto il Cavaliere ricorda al segretario del Pd «il signor Wolf di Pulp Fiction , quello che arriva e dice io risolvo i problemi e la gente gli crede». E nei momenti di irritazione più forte Bersani ricorda al Cavaliere non il Migliore, ma semplicemente «un bolscevico!». Possono andare d’accordo il signor Wolf e un bolscevico? Forse in un film di Tarantino.
Fonte: Marco Galluzzo - Corriere della Sera

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