Centinaia di migliaia di persone che lavorano, studiano, crescono i propri figli in Italia, si ritrovano così ciclicamente in una terra di nessuno, dove i diritti di residenza sono sospesi. Senza rinnovo non possiamo muoverci per l’Europa, abbiamo difficoltà a tornare nel nostro paese per incontrare le nostre famiglie così come a svolgere tante azioni di vita quotidiana: firmare un contratto di affitto o di lavoro, prendere la patente, iscrivere all’asilo i nostri figli.
Come M. K., 23 anni, del Bangladesh, che ha spedito la sua richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro ai primi di gennaio del 2008. Non sapendo che doveva inoltrare la richiesta di rinnovo almeno trenta giorni prima della scadenza, lo ha fatto subito dopo le feste. Per questo motivo, non può uscire e rientrare in Italia per le vacanze. A gennaio 2009 faranno due anni da quando ha richiesto il rinnovo, e pur avendo un lavoro e un alloggio, pur pagando le tasse, non può andare a trovare la fidanzata, che aspetta di diventare sua moglie.
O come M. M. Y., 21 anni, dell’Afghanistan, che ha chiesto il rinnovo del permesso per motivi umanitari 13 mesi fa. Nel frattempo avrebbe trovato un lavoro, ma il suo datore ha paura a metterlo in regola perché la data sul suo permesso di soggiorno dice che è scaduto.
O ancora S. A., giovane imprenditore del Senegal, a cui il notaio, a causa del permesso scaduto, ha rifiutato la pratica per poter creare una società.
Per questo dal 13 dicembre sono in sciopero della fame per chiedere il rispetto della legge sui tempi per i permessi di soggiorno. Con me sono già più di 250 gli esponenti delle comunità d’immigrati di tutta Italia. Provengono da diversi paesi tra i quali Costa d’Avorio, Burkina Faso, Cameroun, Senegal, Congo, Pakistan, ... Guinea, Mali, Burundi e India.
Chiediamo al governo un provvedimento d’urgenza al fine di dare maggiore attuazione alle circolari esistenti relative alla validità della ricevuta di richiesta del rinnovo, ovvero se non intendano emanare una nuova circolare che disciplini in maniera efficiente al fine di rendere nota la possibilità di utilizzare la ricevuta di richiesta come documento valido.
Inoltre chiediamo di poter discutere anche a livello nazionale di meccanismi come quello sperimentato presso il Comune di Pavia, dove una vidimazione da parte della questura di competenza territoriale sui permessi di soggiorno scaduti, permette di prorogarne la validità in attesa che sia rilasciato il documento elettronico ufficiale, in modo da garantire anche il diritto all’espatrio. Per altro verso il governo potrebbe introdurre la regola del silenzio assenso. In Italia ormai si possono quasi costruire ville e palazzi con il silenzio assenso, ma questo non vale per i nostri regolari documenti.
L’iniziativa nonviolenta andrà avanti ad oltranza per chi vorrà e a staffetta per gli altri, fino alla risposta delle istituzioni preposte. Che prevalga la forza della verità e della legge! *membro della giunta di Radicali italiani Per aderire all’iniziativa: ouattara1@ gmail.com .
Fonte: Outtarà Gaoussou - Europa

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