Il tour de force europeo della scuola politica targata Pd si è concluso ieri a Venezia. Tra i saluti e le promesse di reincontrarsi in futuro, è già tempo di bilanci. Per quanto riguarda la formazione politica e i relativi corsi, “nomadismo” e tempi stretti non sono stati d’aiuto. Verso la fine del viaggio, infatti, la stanchezza ha cominciato a farsi sentire e tra gli ingorghi negli stretti corridoi del treno e la confusione, i volenterosi studenti non sempre sono riusciti a raggiungere il vagone delle lezioni. In questo senso, infatti, un scuola stanziale sarebbe sicuramente una scelta migliore.
Il viaggiare in sé, invece, ha favorito i rapporti umani, gli incontri e gli scambi. Dopo una notte passata in treno a parlare di politica o raggiungere l’università Humbolt, prima del tutto sconosciuta, ha creato legami che, nella tranquillità di Cortona, per esempio, non sarebbero mai nati.
Parigi, Berlino, Praga e Venezia , le tappe del nostro viaggio, ci hanno offerto molto.
L’Europa che abbiamo conosciuta è moderna, accogliente, organizzata.
Con questo viaggio e grazie a ciò che ne è scaturito, si è unita la teoria alla pratica. Abbiamo ...
studiato l’Europa mentre la osservavamo. Più che studiarla, l’abbiamo vissuta.
Il bilancio finale è, quindi, più che positivo.
È finalmente arrivato il momento di riconoscere al Pd il merito di aver fatto un gran bel lavoro.
Sul treno per l’Europa, però, noi giovani protagonisti, non eravamo soli. Oltre a professori, esperti, politici e giornalisti, viaggiavano con noi anche degli “invisibili”. Una sera, infatti, ci siamo intrufolati dietro le quinte e tra un caffè e l’altro il personale che lavorava a bordo del treno ci ha rivelato il suo punto di vista. Tra le tante chiacchiere, sono emerse considerazioni che dovrebbero far riflettere. Luca ha cominciato a lavorare da tre anni e ora ne ha 25. A chiamarlo per lavorare sul treno è stata una compagnia ferroviaria internazionale, che è stata interpellata a sua volta dal Pd. A quanto pare il lavoro che fa non lo soddisfa perché, ci dice, se potesse farebbe un’altra cosa, quella per cui ha studiato.
«Ho tentato di aprire una palestra – dice – ma per questioni economiche non sono riuscito a mettermi in proprio. Ora sto cercando un’altra possibilità all’estero».
Capo, il più anziano, ci dice che non sa da cosa sia nata l’idea del treno per l’Europa e si chiede se si tratti solo di una manovra pubblicitaria, «per vincere la campagna elettorale». Luca e Capo, sono saliti a Torino e sono scesi a Venezia, affrontando tutto il viaggio insieme a noi.
Dalla loro parole, sembra che l’Europa non conti poi così tanto. Non capiscono perché sia nata, ma sanno che si voterà a giugno.
A tal riguardo, curiosamente, chiedo cosa pensano del Pd e se sarebbero disposti a votarlo in futuro. La risposta è per noi deludente. Luca, infatti, vota a destra. La sua mentalità, dice, è fascista perché «l’Italia fa schifo ed io voto la Lega». Il fatto che sia su un treno “di centrosinistra” non rappresenta una scelta incoerente: «Il lavoro è lavoro». Capo, invece, forse a causa della maturità, è più cauto e razionale. Dopo aver ammesso di non capire nulla di politica, ci dice che anche se votasse, il suo voto non cambierebbe nulla. «Questi fanno quello che vogliono e ci mangiano solo loro mentre noi, povero popolo, non prendiamo nulla. Io da solo non conto niente.
In Italia, il singolo ti fa una testa così, si lamenta e protesta, ma poi quando c’è da fare sono tutti una massa di caproni. Se vado a votare, voto quello che dice il mio papà. Lui vota la democrazia... o una cosa simile, lui dice vota questo ed io voto questo. Io voto da 12 anni e faccio come dice il mio papà».
Infine, prima di lasciarli finalmente lavorare in pace, corriamo il rischio e domandiamo di dare un giudizio sui giovani del Pd, che hanno incontrato durante il viaggio. Luca, esplicito come sempre, ci accusa di menefreghismo e di essere figli di papà, incapaci di portare rispetto per il lavoro altrui. Capo, meno arrabbiato, ci difende e se la prende con i ferrovieri, quegli 89mila lavoratori dipendenti di Trenitalia che vanno in giro con le Mercedes CLC e pagano solo la prenotazione e non la cuccetta, per loro e per le loro famiglie. «Nonostante tutte queste agevolazioni – continua Capo – continuano a lamentarsi».
Sul treno, quindi, non tutti la pensano allo stesso modo e alcuni non sapevano né cosa fosse l’Europa, né perché fosse necessaria. Con questo quadro, alla fine del nostro viaggio torniamo verso casa più forti, padroni di noi stessi e con un’idea precisa di quello che questa scuola di formazione voleva trasmetterci. Ora, cari dirigenti democratici, tocca a voi tirare le vostre conclusioni.