Fonte: Michele Serra - Repubblica
martedì 31 agosto 2010
Il "nuovo" a scapito del "vecchio"
Il dottor Marchionne ha certamente ragione quando propugna il "nuovo" a scapito del "vecchio". Ma per non rendere questa affermazione una banalità lapalissiana, bisognerebbe sforzarsi di capire di quali novità il nuovo è fatto. Decisamente nuova, per esempio, è la disparità mai vista prima tra gli stipendi dei manager e quelli degli operai, e tra i rispettivi tenori di vita: cosa che rende sempre più ardua l' auspicata rinuncia alla categoria otto-novecentesca di "classi sociali". Nuova (ma anche vecchissima) è la boccheggiante fissità dei salari. Nuova la separazione secca tra la rendita finanziaria, che ha stornato giganteschi profitti dall' industria per destinarli alla speculazione, e il destino del lavoro umano e della produzione dei beni Senza volerne fare colpa ad alcuno, rimane il fatto che questo "nuovo" è pieno di sperequazioni e ingiustizie tanto quanto il vecchio, e forse un pochino di più. Se Marchionne, marxianamente, intende abolire le classi (questa storia dei "padroni" e degli "operai", che diamine, non si può più sentire) da cosa potrebbe mai partire, lui come la Fiom e come chiunque altro, se non dal Ground Zero del lavoro salariato?
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