La questione morale non va mai sottovalutata. Ogniqualvolta la corruzione nella pubblica amministrazione diventa da fatto fisiologico a fatto strutturale le antenne della politica non possono abbassare la guardia. Evidenzia un tessuto democratico ed etico che si sgretola.E che richiede una immediata iniziativa politica. E questo senza trasformare la cosiddetta questione morale in una sorta di clava da scagliare contro gli avversari politici.
Lasciamo ai moralisti di professione, ai giustizialisti e ai manettari variamente collocati nell’arcipelago politico l’ipocrisia di rappresentare la purezza e la verginità nella politica e nella società.
Semmai, accanto alle norme previste negli statuti dei partiti e alle regole contemplate nei codici civile e penale, l’unica arma credibile e sempre attuale consiste nel recupero della «cultura del comportamento» come la chiamava Pietro Scoppola. E questo vale non solo, com’è ovvio, per i cattolici impegnati in politica ma, al contrario, per tutti coloro che continuano a concepire l’impegno politico e amministrativo come una vocazione o un servizio reso alla collettività.
La politica, però, non può assistere passivamente limitandosi alla quotidiana polemica politica su chi è più intransigente dell’altro. Come emerge dalle stesse ... inchieste giudiziarie nelle varie città italiane, emerge un quadro preoccupante perché trasversale ai vari schieramenti politici e a nulla valgono gli strilli dei manettari di professione per arrestare il degrado politico. Servono anche misure concrete e capaci di prevenire alla radice questo malcostume.
Certo, rispetto ai tempi della cosiddetta prima repubblica, forse oggi assistiamo a casi riconducibili prevalentemente all’arricchimento personale – anche se nel passato questo fatto esisteva, ma in misura minore – ma è ugualmente grave prendere atto che soldi pubblici o incarichi pubblici vengono gestiti solo ed esclusivamente per intascare mazzette e tangenti. Tuttavia, la politica può e deve intervenire.
Nei partiti, nella selezione della classe dirigente, nel controllo dei propri amministratori e dirigenti ma anche, e soprattutto, nello stroncare alla radice il cosiddetto “costo della politica”. Mi riferisco, tanto per essere chiaro, al finanziamento delle campagne elettorali.
Forse è venuto il momento per affrontare con serietà e competenza il capitolo della riforma elettorale. Ai vari livelli di governo.
Nessuno, com’è ovvio, vuole mantenere in piedi il sistema elettorale attualmente in vigore per eleggere i deputati e i senatori. I motivi li conosciamo ormai a memoria. Ma per chi, anche nel Pd, finge di non vedere, di non capire e di non sentire, vorrei fare una semplice domanda: quanto costa, oggi, una campagna elettorale per diventare consigliere regionale in qualunque parte d’Italia? Quanto costa oggi ad un candidato sostenere una campagna elettorale con la preferenza unica? I candidi sostenitori della preferenza unica – o, un domani, delle preferenze multiple – si rendono conto che i tram addobbati, i mega poster affissi, gli svariati incontri gastronomici, le decine di migliaia di santini, manifesti, documenti elettorali e postali di propaganda elettorale e i contributi vari toccano cifre stratosferiche? Lo vogliamo dire una volta per tutte che la preferenza, purtroppo, da strumento democratico per eccellenza si è trasformata in una poderosa e straordinaria fonte di corruzione della politica e nella politica? Da dove arrivano quei fondi? Chi paga campagne elettorali milionarie a fronte di entrate – già di per sé cospicue – comunque limitate e non lontanamente paragonabili al costo di queste campagne di promozione personale? Dove finisce la “sobrietà” che anche noi, giustamente, predichiamo? Vogliamo arrivare alla conclusione che per essere candidati oggi in regione e domani in altri livelli di governo locale o nazionale servono risorse inimmaginabili per chiunque conduca una vita normale e non è un calciatore, un conduttore televisivo, un uomo di spettacolo o un attore cinematografico? Il sistema proporzionale con preferenza, così ci hanno giustamente insegnato, era lo strumento migliore per poter promuovere una classe dirigente dal basso capace di trasformare i «ceti popolari da ceti subalterni a classi dirigente del nostro paese».
Una lezione, penso ai corsi formazione nei gruppi giovanili all’inizio degli anni ottanta, che Carlo Donat- Cattin a Torino ci ripeteva fino alla noia. Oggi quello strumento è funzionale ad un sistema sostanzialmente illegale della politica. Fingere che non esista è una sorta di tacita complicità verso forme di degrado e di potenziale corruzione della politica.
Ho voluto ricordare questo caso, visibile a chiunque osservi seppur distrattamente lo svolgersi della campagna elettorale in queste settimane in tutta Italia, per porre un tema politico di fondo: e cioè, anche nella costruzione dei sistemi elettorali, vanno perseguiti obiettivi di governabilità e di pluralismo rappresentativo coniugati però con la possibilità che tutti possano accedere alle varie competizioni elettorali.
E tra questi sistemi elettorali, non c’è alcun dubbio che il sistema uninominale, seppur disciplinato con primarie, resta l’unica via capace di dare rappresentanza al territorio, potere di scelta del cittadino e limite oggettivo alle spese elettorali. È bene che un partito democratico e popolare come il Pd si ponga il problema. Non è semplicemente tollerabile non rendersi conto che con queste campagne elettorali così dispendiose la “questione morale” è destinata a diventare di stretta attualità prima o poi. No, con queste campagne elettorali dove si deve disporre di alcune centinaia di migliaia di euro per poter competere, la questione morale è destinata prima o poi ad esplodere.
Fuorché, come ricordavo poc’anzi, anche per i partiti popolari e democratici passi la tacita tesi che se non si dispongono di fondi finanziari adeguati, è consigliabile evitare di candidarsi.
Insomma, il capitolo dei sistemi elettorali è nuovamente centrale nell’agenda politica del nostro paese. Certo, non l’unico e non il più importante. Ma è bene che un partito come il Pd affronti il tema con forza e con coraggio per evitare di dover affrontare tardivamente e con qualche imbarazzo una nuova e forse deflagrante “questione morale”.
Fonte: Giorgio Merlo - Europa


















