venerdì 11 marzo 2011

Al verde - di Massimo Gramellini su La Stampa

Quand’è stata l'ultima volta che vi siete stupiti per qualcosa di naturale, ciclico e prevedibile, come un tramonto, un raccolto, una fanfaronata di Bossi? Ormai ci fanno caso solo le persone semplici: i bambini, gli anziani e qualche miliardo di stranieri. Ieri ha telefonato un giornalista tedesco, un moderato che alle ultime elezioni votò Angela Merkel: «Incredibile, un ministro della vostra Repubblica si è vantato che in Lombardia ci sarebbero le armi per la secessione!». E io: «Era un modo di dire. Gheddafi ha insinuato che in passato Bossi gli avrebbe chiesto un aiutino. Allora l’Umberto ha risposto con orgoglio che non ha bisogno della Libia, lui. Le armi si fabbricano in Lombardia». «E come mai a Bossi servono le armi lombarde?» ha insistito il tedesco (sono cocciuti, i tedeschi). «E’ una metafora. Fra l’altro lui preferisce i kalashnikov». «Ma è un ministro dello Stato italiano. O è una metafora anche questa? Migliaia di italiani saranno scesi in piazza per pretendere le sue dimissioni!». «Aspetta che mi affaccio… Al momento in piazza c’è solo una tizia che sta parcheggiando in doppia fila. Se vuoi scendo a chiederglielo».
Non ha sorriso. I tedeschi non sorridono mai. «Ma è vero», ha continuato imperterrito, «che nello spot del governo sui 150 anni dell’unità d’Italia non si pronuncia mai la parola Italia?». «Certo. Per rispetto della privacy». A quel punto si è proprio spazientito: «Spazzatura, Pompei, Bunga Bunga. Ma esiste qualcosa in grado di indignare voi italiani?». «Gli arbitri del campionato di calcio. Uno scandalo, credimi. Bisognerebbe fare la rivoluzione».

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