mercoledì 23 marzo 2011

Aliquote giù e niente patrimoniale ecco la riforma fiscale targata Pd - di Roberto Petrini su Repubblica

Nessuna patrimoniale, invece un piano di razionalizzazione delle tasse guidato dal criterio del 20 per cento: in pratica la prima aliquota Irpef scenderà di tre punti dall´attuale 23 per cento, lo stesso faranno le rendite finanziarie che si porteranno al 20 per cento (tranne i titoli di Stato). Novità anche per le imprese: eliminazione graduale dell´Irap sul costo del lavoro e detassazione del reddito reinvestito nella propria azienda.
Sono queste le misure di maggiore impatto - insieme al bonus figli sotto i tre anni di 3.000 euro - contenute nel «progetto alternativo per la crescita» presentato dal Pd: novantadue pagine che vanno lette anche come un contributo al «Programma nazionale di riforme» che l´Italia dovrà presentare in aprile alla Commissione europea. Il documento è stato illustrato ieri dal segretario Bersani a Confindustria e sindacati.
Il rapporto del Pd, elaborato da un folto gruppo di economisti ed intellettuali, ha tuttavia una dimensione e ambizioni ben più ampie. «Il campo semantico del sostantivo "crisi" è diventato troppo stretto per cogliere il passaggio di fase», ha spiegato il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina. E l´analisi contenuta nel documento che arriva dopo la lunga recessione innescata dal crack dei mutui subprime Usa e dalle crisi irlandese e greca, allarga lo sguardo oltre i confini nazionali. L´indice viene puntato sulle grandi diseguaglianze nella distribuzione del reddito considerate le principali responsabili della caduta della domanda. Come far fronte alla situazione? Il documento del Pd spiega che l´Europa deve dotarsi di un «motore autonomo» per stimolare la domanda: dall´Agenzia europea per il debito, ad un piano continentale per l´ambiente e l´innovazione alimentato anche dalla Financial Transaction Tax. Ma soprattutto si affronta il problema dei paesi che esportano troppo e importano poco (leggi: Germania) perché hanno una dinamica dei consumi troppo bassa e rischiano di strozzare paesi come la Grecia o il Portogallo costretti ad indebitarsi per tenere il passo. La proposta è di creare uno «standard retributivo» europeo che faccia crescere le retribuzioni reali in linea con la produttività.
Tornando alle ricette indirizzate a casa nostra, il problema resta quello del debito pubblico e il Pd guarda alla crescita come principale antidoto. Con misure concrete che innalzino il tasso di occupazione femminile (3 milioni di donne occupate in più in un decennio) e riposizionino la specializzazione produttiva dell´Italia: rispetto all´andazzo di oggi il Pil potrebbe crescere strutturalmente di mezzo punto in più all´anno. Tutto accompagnato dalla tradizionale severità nella gestione delle casse dello Stato: razionalizzazione di ministeri e province e centralizzazione del 10% degli acquisti con risparmi per 460 milioni.

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