lunedì 14 marzo 2011

Casini: "Bersani lasci l'Aventino e giochi la partita" - di Carlo Bertini su La Stampa

Capisco che Bersani sospetti che quella di Berlusconi sia tutta una finta, ma sulla giustizia lo invito a lasciare l’Aventino agli sfascisti di professione, per trattare a viso aperto, come è compito di una vera sinistra riformista». Proprio mentre da piazza del Popolo Nichi Vendola sostiene che la prima riforma da fare «è liberarci di Berlusconi», Pierferdinando Casini sfida invece il leader Pd «a giocare insieme questa partita della verità e a riprendere la sfida della Bicamerale per lasciare al Cavaliere l’onere della prova che fa sul serio».
Certo con il no al dialogo e il ricorso alla piazza si allarga il solco tra Pd e Nuovo Polo. Lo farete mai un vero accordo elettorale?
«Come tutti i leader politici, Bersani è sensibile alle esigenze della propaganda e con la reiterazione della Santa Alleanza spera di prendere più voti nell’elettorato moderato. Ma noi sappiamo bene che un Terzo polo che nascesse con un’alleanza col Pd finirebbe per essere immediatamente subalterno. E nella migliore delle ipotesi subiremmo la sorte che toccò alla Margherita negli anni passati».
Ma in quel caso potrebbe esserle offerta la premiership.
«Non è quello che ci interessa. Se - quando si voterà - presentandoci alle urne bloccassimo la possibilità di vincere al Senato ad uno dei due poli, certo il giorno dopo non accetteremmo di dare la vittoria a tavolino al vincitore alla Camera. Ma avanzeremmo la proposta vera: un governo di responsabilità nazionale ampio, aperto a chi, dal Pd al Pdl, si sente di ricostruire questo paese. Anche sui referendum chiediamo al Pd chiarezza. Ritengo una follia che il governo spenda 300 milioni in più per scongiurare il quorum, ma su acqua e nucleare io sono per un no netto e chiaro. All’alleanza col Pd dunque non rispondiamo con un no ideologico, bensì programmatico: non basta l’antiberlusconismo per unirci, può essere un presupposto, però non sufficiente per governare assieme. Ad esempio, per me la responsabilità dei giudici o la separazione delle carriere non sono un tabù».
Voi avete posto come condizione che si sgombri il campo dalle leggi ad personam. Vuol dire che se andasse avanti il processo breve, vi alzereste dal tavolo?
«Questo è ovvio e non voglio neanche pensare che si verifichi. O Berlusconi ha il coraggio di lasciare per strada le leggi a suo uso e consumo, oppure questa riforma sarà solo una finta. Per questo dico a Bersani: riprenda la sfida della Bicamerale e lasci a Berlusconi l’onere della prova».
Ma lei crede che questa riforma possa vedere mai la luce?
«Diffido di una riforma costituzionale che rinvia a leggi ordinarie la sua attuazione. Si rischia che ogni maggioranza si cambi le leggi che regolano il dettato costituzionale, una cosa aberrante che finirebbe per esporre i principi costituzionali al variare delle maggioranze politiche. Detto questo, certo oggi non si può dire che il Parlamento sia intasato ed è meglio discutere di giustizia che di nulla. Ma per me l’ordine delle priorità è il rilancio dell’economia e i giovani. E l’occupazione, che certo non possiamo risolvere allargando il numero di ministri e sottosegretari!».
Comunque sia, il primo banco di prova per tutti saranno le amministrative. Anche lì puntate a portare tutti ai ballottaggi per fare poi l’ago della bilancia?
«Intanto siamo andati con Fini e Rutelli a presentare il nostro candidato proprio a Torino, perché è una sede simbolica: il Nuovo Polo nasce proprio per unire gli italiani davanti a fenomeni di disgregazione preoccupanti. E quindi abbiamo voluto dare un segnale, così come lo darà Musy che farà una campagna non contro Fassino o Coppola, ma per Torino e per l’Italia, mettendosi alle spalle una visione ideologica della politica. Poi anche a Milano, Bologna e Napoli abbiamo scelto personalità fuori dai partiti, perché siamo consci che quando si andrà alle urne e busseremo alla porta della società civile bisogna che ci sia qualcuno che risponda. Insomma, deve essere chiaro che noi facciamo le amministrative guardando alle politiche: non ci faremo arruolare da chi ci vorrebbe come ufficiali di complemento di una stagione berlusconiana al declino, nè da chi ci vorrebbe funzionali ad una fantomatica Santa Alleanza. Ovviamente ai ballottaggi ci riserviamo di dare indicazioni di sorta. Resteremo fuori dalle giunte? Chi se ne importa: Fli è nata lasciando i posti di governo, noi siamo cresciuti rinunciando alle poltrone, figuriamoci se oggi il problema è qualche assessorato nelle città. Bisogna capire che noi stiamo facendo un grande investimento nel futuro».

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