venerdì 11 marzo 2011

Così si rilancia la ricerca sanitaria - di Gero Grassi su Europa

Gero Grassi
In un periodo storico contraddistinto da grave crisi economica, da guerre civili a pochi chilometri da casa e da grande confusione politica nazionale ed internazionale, stimolare la crescita e la ripresa del Pil, e mantenere, per quanto possibile, inalterato il livello di coesione sociale, è cosa difficilissima.
Sono in atto pesantissimi tagli dei trasferimenti delle risorse statali verso le regioni ed il federalismo, così come concepito dalla Lega nord, non aiuterà di certo un’alleanza per l’innovazione, lo sviluppo e la competitività, in egual misura nelle diverse regioni. Noi italiani siamo bravi a tirar fuori il meglio di noi stessi nel momento del bisogno. Sono sicuro che anche in questo particolare momento storico sapremo fare fronte comune, superare la crisi e generare sviluppo.
Perché ciò accada, è necessaria una cooperazione che metta insieme impresa, politica e collettività. Meglio sarebbe se la cooperazione abbracciasse più imprese dello stesso settore, capaci di far fronte comune e di sostenersi vicendevolmente in un mutuo soccorso. Da soli non si va da nessuna parte. Insieme si può vincere la battaglia e conquistare nuovi territori.
Ovviamente parliamo di conquiste che riguardano fette di mercato, di conquiste economiche di cui possono beneficiare tutti i cittadini. Riuscire ad essere competitivi significa generare sviluppo, quindi posti di lavoro ed economia fiorente. Per farlo bisogna essere leader nel proprio settore. Per divenire leader è necessario investire nella ricerca ed imporsi sul mercato.
Occorre mettere in campo azioni fortemente innovative, orientate a diffondere l’interesse e l’attenzione per le opportunità di nuovi business, derivanti dalla ricerca e dalla sua applicazione. L’obiettivo deve essere quello di aggiungere qualità e altissima specializzazione.
Se le imprese per andare verso questa direzione possono cooperare tra loro ed investire nella ricerca, cosa può fare la politica? Le riforme istituzionali finalizzate alla efficienza, riduzione dei costi e semplificazione amministrativa costituiscono un passaggio essenziale. Ed ancora, promuovere un incentivo fiscale per le
imprese che assumano dipendenti, può rappresentare un sostegno concreto al sistema impresa.
Si deve proseguire una politica sociale ampia ed inclusiva a cominciare dalla tutela dei più deboli. È ormai matura la consapevolezza che la sfida sulla salute si possa vincere soltanto attraverso una ricerca caratterizzata da una visione unitaria, comuni obiettivi e costante interscambio, facendo convergere con pari dignità discipline diverse, da quelle mediche e infermieristiche, a quelle economiche, ingegneristiche, epidemiologiche, statistiche e informatiche. Il rilancio della ricerca è un obiettivo primario. Si tratta di coordinare e valorizzare iniziative e professionalità già presenti nel Sistema sanitario nazionale, in una visione unitaria che consenta di impostare una vera e propria politica di ricerca e sviluppo, con il coinvolgimento del ministero della salute, del ministero della ricerca, del ministero dell’innovazione, del ministero dell’economia e finanze, dei centri di ricerca nazionali e regionali.
Il rilancio della ricerca sanitaria deve essere conseguito con una stretta integrazione tra diverse tipologie di ricerca ed in particolare tra ricerca biomedica e ricerca sui servizi sanitari.
L’una non può escludere l’altra. Deve essere prevista l’integrazione delle attività degli Irccs, delle Aziende sanitarie, con particolare riferimento alle aziende ospedaliero-universitarie, con l’obiettivo di far maturare professionalità preparate, in termini di risorse di conoscenza tecnicooperative, ad accedere a processi di finanziamento europei ed internazionali sia sul piano della ricerca di base, che su quello della ricerca finalizzata, precompetitiva e del trasferimento di impresa.
Va sviluppata nelle regioni e all’interno delle aziende sanitarie, la capacità di gestire la funzione di ricerca e sviluppo come attività istituzionale propria del Ssn, inscindibile dai tradizionali compiti di assistenza, che comporti la capacità di valutare e tempestivamente adottare le innovazioni tecnologiche di provata efficacia, stimarne l’impatto economico e, soprattutto, analizzarne il possibile impatto sull’organizzazione e le possibili ricadute sulla programmazione locale e regionale dei servizi.
Deve essere incentivata la relazione fra il sistema per la salute e il sistema industriale e commerciale, con particolare riferimento alle industrie chimicofarmaceutiche, biomedicali e delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, favorendo lo sviluppo di sinergie nel settore della ricerca e della formazione che, pur assicurando priorità e vincoli del sistema pubblico per la salute, consentano il dispiegamento di programmi di ricerca cofinanziati su tematiche di reciproco interesse ed impegno.
L’ammodernamento strutturale e tecnologico non può essere tralasciato, se si vuol garantire una medicina d’eccellenza ed essere competitivi nel settore.
Il programma di investimenti, contribuisce anche al processo di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale. Spiego perché. Dai dati di rilevazioni sul patrimonio tecnologico del Ssn, risulta che diverse apparecchiature censite, sono mal distribuite, a volte sottoutilizzate rispetto alle loro potenzialità intrinseche o presentano un’obsolescenza a rischio. Va rilevato che in questo settore ad alta tecnologia, l’impegno di spesa si traduce sistematicamente in un risparmio sui costi complessivi del settore sanitario, dal momento che diagnosi accurate e precoci consentono, quasi sempre, di ridurre in maniera rilevante i costi sanitari (e anche i costi sociali) della maggior parte delle patologie.
Per quel che riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte delle aziende farmaceutiche dobbiamo essere aperti verso chi investe nel nostro paese, in termini di: insediamento o potenziamento dei siti di produzione, assunzione di personale qualificato nei settori della ricerca e conduzione di ricerche cliniche innovative.
Per concludere: è possibile un’alleanza per l’innovazione, lo sviluppo e la competitivita? Io credo che è non solo possibile, ma auspicabile. Alleanza deriva dal latino “alligare” ovvero legare insieme. Mettere insieme diversi interlocutori per finalità legate alla coesione sociale e ad una sanità più efficiente non può che garantire tutti: lo stato, le aziende, i cittadini.
Innovare è anch’esso un termine che deriva dal latino “in-novare” ovvero far nuovo. Chi può dirsi contrario a render nuova la sanità che ogni giorno deve dare risposte a nuove e sempre più complesse patologie? Sviluppo viene da “dis-viluppare”, ovvero togliere dal viluppo, venir fuori. Chi può dirsi non interessato a venir fuori, a manifestare tutte le sue potenzialità, mettendole a frutto, per far crescere la comunità? Infine competitività deriva da “cum-petere” andare verso, gareggiare, cercare insieme di ottenere.
Anche in questo caso il termine competitività ci spinge a metterci in gioco e a dimostrare le nostre capacità. Credo, quindi, che un’alleanza per l’innovazione, lo sviluppo e la competitivita è la carta vincente che abbiamo per costruire un futuro migliore per tutti.

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