martedì 22 marzo 2011

E Napolitano oscurò Silvio - di Concetto Vecchio su Repubblica

L’11 maggio 2006, all’indomani dell’elezione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Repubblica pubblicò la lettera di un lettore, Lucio Branto, il quale raccontava di aver incontrato qualche tempo prima il futuro Capo dello Stato su un autobus di Roma, stipatissimo di gente, e “Napolitano in piedi con la sua borsa a mano. E’ bello il Paese in cui diventa Presidente uno che vive così nell’ombra”. La mattina precedente, nel lasciare l’appartamento del Rione Monti per recarsi alla Camera – dove venne eletto con 543 voti – fu affrontato da un cronista che gli chiese se era il giorno più importante della sua vita, ricevendone brusca risposta: “Ma no, ce ne sono stati di più importanti!”. Sul Foglio Giuliano Ferrara sentenziò: “Napolitano non ha sangue nelle vene, ma segatura”. Mai giudizio si rivelò più sbagliato, e specialmente nei giorni nei quali Berlusconi sembra giungere in ritardo agli appuntamenti della storia (forse frenato dalla faticosa toilette del cerone). È come se il Paese – in questa grave ora – sentisse finalmente il bisogno di un uomo che fino a qualche anno prima viaggiava sui tram.

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