martedì 15 marzo 2011

"È propaganda, il Pd non ci cadrà vogliono l´arbitrio dell´esecutivo" - di Giovanna Casadio su Repubblica

«Questa riforma della giustizia è semplicemente inaccettabile. È frutto del risentimento personale di Berlusconi. Altro che innovazione, è una restaurazione». Anna Finocchiaro è la presidente dei senatori del Pd, però parla con una competenza in più, essendo stata magistrato.
Senatrice Finocchiaro, l´offerta di dialogo di Alfano sul processo breve come la giudica?
«Quello che il Guardasigilli dice non è la verità. Il processo breve, a cui Alfano pensa, è una tagliola: serve al premier, non a dare celerità e efficienza alla giustizia. Sarebbe efficace se inserito in una riforma complessiva del processo penale e se, solo come norma conclusiva, fosse introdotta la prescrizione».
Il suo partito è accusato di voler restare sull´Aventino, benché una riforma della giustizia sia necessaria.
«Il Pd sa con molta chiarezza che ci sarebbe bisogno di una profonda riforma per fare in modo che la giustizia italiana funzioni. E noi non ci siamo mai sottratti, anche rispetto a una riforma costituzionale. Un passo indietro va fatto, anche per sfatare molte delle sciocchezze che sento dire. La Bicamerale aveva l´idea forte della giurisdizione unica e cioè dell´autonomia e dell´indipendenza di tutte le magistrature non solo di quella ordinaria; nessuna separazione delle carriere; la disciplinare affidata a un organismo esterno composto con gli stessi criteri con cui si scelgono i giudici della Consulta. Un quadro avanzato».
Il testo varato dal governo non ha proprio nulla che la convinca?
«Con la riforma berlusconiana torniamo allo Statuto albertino. Ricordo anche il protocollo di Copenhagen del 1993, con il quale l´Europa stabilì l´indipendenza della magistratura tra i requisiti che si chiedevano ai paesi dell´est per l´ingresso nell´Unione: anche in questo modo si "testavano" quei paesi. E ora è l´Italia ad arretrare. Se questo stravolgimento della Costituzione entrasse in vigore, il pm sarebbe ridotto a un ufficio regolato da
leggi ordinarie, non dalla Carta. Ecco perché la riforma è inaccettabile».
Ma il Pd, come dice Casini, non fa un "errore politico" ad arroccarsi?
«Casini la pensi come vuole, noi non siamo arroccati, non stiamo salendo sull´Aventino. Presenteremo il nostro piano e le nostre proposte. Ma una riforma costituzionale figlia di un risentimento personale, come può essere presa in considerazione seriamente? Tenuto conto che sposta le lancette dell´orologio indietro di più di 150 anni. Si tratta di una manovra politica e propagandistica. È un rischio per la democrazia. Bombarda innanzitutto il principio della tripartizione dei poteri, del loro equilibrio e della loro separazione. Quando il ministro Alfano parla di arbitrio dei magistrati, dimentica che l´arbitrio sta diventando la misura dell´agire del potere esecutivo. Che è appunto arbitrario nel momento in cui rifiuta di essere controllato dal Parlamento, dalla Consulta, dal presidente della Repubblica, dalla magistratura».
Rifiuto di ogni dialogo, quindi?
«Non disertiamo certo le aule parlamentari, lasciando che le cose si facciano nella nostra assenza. Noi saremo lì, in Parlamento per adottare norme sensate e utili».
La Costituzione va difesa in ogni modo, anche scendendo in piazza?
«La mobilitazione di sabato è stata bellissima, con i Tricolori a sventolare. A Ciampi, che si è battuto per restituire al Tricolore il suo valore di simbolo dell´unità nazionale, dobbiamo dire un grande grazie. I cittadini inoltre devono sapere che se, malauguratamente, questa riforma fosse approvata noi tutti saremmo meno liberi, meno garantiti e meno uguali».

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