venerdì 11 marzo 2011

Energia e infrastrutture, l´ira delle banche estere - di Giorgio Lonardi su Repubblica

Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili diventa un caso internazionale. Con una lettera al sottosegretario Gianni Letta, l´associazione delle banche estere in Italia (Aibe) mette in guardia il governo. Se il testo non sarà modificato, risulteranno a rischio non solo gli investimenti sulle rinnovabili ma tutti gli investimenti esteri nelle infrastrutture: strade, autostrade, ospedali. Cambiando le regole del gioco in corsa si confermerebbe «un rischio d´inaffidabilità del legislatore italiano», scrivono le banche estere, «già oggetto di attenzione da parte delle agenzie di rating».
«La nostra preoccupazione - precisa l´Aibe - non è limitata a un blocco di finanziamenti del solo settore delle fonti rinnovabili, è di più ampio respiro. Il tema dell´affidabilità del legislatore italiano può porsi con drammatica evidenza anche per altre importanti iniziative nel settore delle infrastrutture e più in generale per il Paese. Con un sicuro impatto in termini di crescita economica ed occupazionale per l´Italia».
Il tono dell´intervento dell´Aibe non lascia dubbi: i grandi gruppi bancari internazionali sono molto preoccupati per i loro investimenti. «Le banche straniere - recita la lettera - in pool con altri istituti di credito italiani hanno sino ad oggi finanziato progetti su base no-recourse (quindi con il massimo livello di rischio e facendo affidamento sull´attuale regime incentivante) per complessivi circa 5,6 miliardi di euro nel settore fotovoltaico e circa 6,8 miliardi nel settore eolico, per un totale di circa 12 miliardi». Secondo alcune stime, la quota di finanziamento delle rinnovabili in mani estere oscillerebbe fra il 60% e il 70% del totale. Per i grandi gruppi stranieri il rischio di una serie di crac a catena fra le aziende delle rinnovabili non va sottovalutato. Ammoniscono, dunque: «La nuova normativa sulle rinnovabili, impattando anche su progetti esistenti e finanziati dal sistema bancario, con larga partecipazione del sistema bancario internazionale pone a rischio default molti dei progetti già finanziati e in corso di erogazione». Le conseguenze sono facilmente intuibili:
«Qualora il decreto legislativo venisse emanato nella forma attualmente in discussione ed i conseguenti default si conclamassero, diventerebbe difficile - se non impossibile - per le banche straniere finanziare altre iniziative no-recourse in Italia».
Alla luce di questo "altolà" da parte del sistema bancario internazionale, quindi, le cautele e le divisioni che si percepiscono all´interno del governo sulla questione delle rinnovabili assumono un altro significato. A cominciare dal "no" del sottosegretario Miccichè che ha minacciato di non appoggiare il governo. Mentre ieri il ministro dell´Agricoltura Giancarlo Galan si è impegnato a definire gli incentivi «nel tempo di 20 giorni». Intanto, mentre Pierluigi Bersani (Pd) chiede al governo di «fare chiarezza», il ministro Romani ha convocato per il 15 marzo le aziende del settore delle energie rinnovabili, l´Associazione bancaria italiana e i consumatori.

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