venerdì 25 marzo 2011

Fallimento europeo - di Sandro Gozi su Europa

Nell’affare Libia spiccano la mancanza di leadership europea, colpa dell’inadeguatezza dell’Alto Rappresentante, la famosa “baronessa chi?”, e l’assenza di una visione politica condivisa.
Sin dall’inizio, le rivolte arabe, e anche quella libica, sono state mosse da una fortissima domanda di libertà, di democrazia, di diritti e dal crescente bisogno di uscire dalla povertà. Sono i valori che ci hanno unito in Europa. Sono gli obiettivi che la politica estera e di sicurezza comune dovrebbe perseguire. Quale migliore occasione per i (presunti) “leader” europei per agire rapidamente, uniti, a Bruxelles, a New York e nel Mediterraneo? Fallimento totale, invece, dell’Europa di oggi, un’Europa di destra, egoista, miope e rinunciataria.
Sono leader che forse neppure conoscono e comunque certamente non applicano quei trattati che con tanta solennità adottano e proclamano.
L’assoluta incoerenza e inconsistenza delle posizioni della Merkel, già troppo immersa nelle nuove elezioni regionali, di quelle di Sarkozy, interessato anch’egli a un protagonismo elettorale in vista delle presidenziali del 2012, la totale irrilevanza dell’Italia di Berlusconi hanno ridicolizzato l’Unione europea.
Le divergenze di posizione e di voto degli europei nel Consiglio di sicurezza sulla risoluzione 1973 sono state incomprensibili, l’astensione della Germania del tutto assurda. Soprattutto è stato palesemente violato, nel silenzio generale, l’articolo 34 del Trattato di Lisbona che impegna gli stati membri e l’Alto Rappresentante a coordinarsi prima di prendere posizioni nelle organizzazioni multilaterali e in particolare all’Onu. E invece, Francia e Gran Bretagna, membri permanenti, Germania e Portogallo, al momento presenti nel Consiglio dell’Onu si sono presentati ed hanno agito in ordine sparso.
La politica estera comune europea non esiste. Il suo bisogno, invece, cresce ogni giorno di più.
Ancora più incomprensibile è il mancato ricorso (che in base a quanto ci risulta neppure il governo italiano ha
invocato) alla direttiva sulla protezione temporanea del 2001, che consente la condivisione e la distribuzione degli immigrati e dei rifugiati tra tutti gli stati membri. Non si crea l’Europa che non c’è. E non si usa quella che c’è.
Nelle conclusioni che il Consiglio europeo si accinge ad adottare ci saranno molte “preoccupazioni” espresse dai nostri formidabili leader, ma pochissime condanne.
Non condanniamo il Bahrein, non condanniamo lo Yemen né la Siria.
Con questa Europa sarà molto difficile sviluppare una nuova strategia mediterranea. Ma senza Europa, nessuna vera strategia è possibile.
È tempo di uscire dal limbo europeo, per non scomparire dalla nuova carta geopolitica mondiale.
E quella dell’intervento in Libia è (sarebbe) una grande occasione per cominciare a farlo.

Nessun commento: