lunedì 28 marzo 2011

Federalismo regionale, Bossi ringrazia il Pd - di Rodolfo Sala su Repubblica

Un´alzata di spalle all´indirizzo di Fini, che da Milano torna a negare l´esistenza della Padania: «Può dire quello che vuole, se aspettavamo lui il federalismo non ci sarebbe mai stato». E una grandissima lisciata di pelo al Pd che, con l´astensione in Bicamerale, ha garantito il via libera al decreto sul federalismo regionale. Umberto Bossi applaude la sinistra: «Grazie a loro il decreto è passato senza ritornare all´Aula». E spariglia. Fino a lasciar immaginare - ma solo quando l´intero pacchetto federalista sarà approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri - scenari inediti: «A quel punto bisognerà mettere in pista qualcosa di nuovo», avverte con fare sornione dopo aver concluso a Besozzo, nel Varesotto, un convegno sulla figura di Carlo Cattaneo. Inutile chiedergli di più, il messaggio è lanciato ed è meglio che resti un po´ nel vago.
Però i riconoscimenti al Pd sono chiarissimi. E abbondano. Il leader della Lega vuole dirlo subito, appena sceso dalla macchina: «Con la sinistra c´è un dialogo lungo, che va avanti da tempo». Il fatto nuovo è che «adesso si è mossa, prima non si muoveva». Certo, l´Umberto ci ha messo del suo, e vuole farlo sapere. Prima del voto in Bicamerale ha chiamato Bersani al telefono: «Gli ho detto che votare contro era una pazzia, e infatti si sono astenuti». Quindi ringrazia il Pd, per tre volte. Il tramite è il deputato varesino Daniele Marantelli, ufficiale di collegamento tra Bersani e Bossi, unico non leghista a sedere nel cda della Fondazione Carlo Cattaneo (di cui il Senatùr è presidente onorario), che promuove il convegno.
All´ultimo momento il parlamentare del Pd è stato chiamato per sostituire Vasco Errani, artefice dell´accordo trovato tra il governo e le Regioni. Marantelli chiede a Bossi di rivedere il decreto sul fisco municipale, al quale il Pd ha votato contro. Risposta: «Io non cambierei niente. Comunque ci dovrà pensare Tremonti, con il quale io ho un buon rapporto».
Si annuncia complicato, invece, quello con il neoministro dell´Agricoltura, il "responsabile" Saverio Romano. Nomina giusta? «Speriamo», risponde il Senatùr, ma il Carroccio ha già prenotato un posto da
sottosegretario: «Perché c´è qualche problema con le quote latte e bisogna trattare con l´Europa». Marantelli stuzzica i leghisti e si guadagna applausi a scena aperta: «Non so se sul federalismo il nuovo ministro dell´Agricoltura la pensa come me». Di certo non tutti nel Pd la pensano come Marantelli. A partire da Piero Fassino, che al convegno di Area democratica a Cortona attacca: «Quello del governo non è un federalismo vero, perché la fiscalità resta in capo allo Stato e si dà dicrezionalità alle amministrazioni per le addizionali». Ancora più netta Debora Serracchiani, che apre una nuova polemica interna tutta incentrata sul rapporto da tenere con la Lega: «Basta con la tattica, non possiamo essere quelli che si astengono sul federalismo». E sempre a Cortona, Franco Marini apre un altro fronte interno: «I veltroniani rischiano di finire come il gruppo dei Responsabili, chi è a disagio conduce una battaglia nel partito per cambiarlo», risponde l´ex presidente del Senato a Paolo Gentiloni, che aveva criticato la segreteria di Bersani chiedendo un «cambio di passo». Un altro veltroniano, Walter Verini chiede a Franceschini di prendere le distanze da Marini: le sue sono «parole al limite dell´insulto politico». Marini precisa subito: «La mia preoccupazione riguarda il disagio degli ex popolari che sarebbe causa di abbandono. Il rischio di apparire come i "Responsabili" non l´ho mai rivolto genericamente ai veltroniani».

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