martedì 15 marzo 2011

"Gelmini mente, private più ricche e 130mila posti in meno in 3 anni" - di Salvo Intravaia su Repubblica

"La Gelmini "ribalta la realtà". L'uscita pubblica di ieri sera del ministro dell'Istruzione alla trasmissione "Che tempo che fa", condotta da Fabio Fazio, fa insorgere la Cgil e moltiplica le polemiche sulla scuola. Il ministro ha affermato sostanzialmente tre cose: che gli insegnanti in Italia sono troppi e che il governo si è limitato a contenere la pianta organica dei docenti; che ci sono più bidelli che carabinieri e le scuole restano sporche; che le manifestazioni di piazza a difesa della scuola pubblica sono poco credibili perché chi protesta poi manda i figli nelle paritarie.
"Siamo senza parole - commenta Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - Una ministra senza credibilità e senza pudore, da un lato difende il presidente del consiglio quando attacca gli insegnanti e dall'altro si fa promotrice del miglioramento della qualità della scuola pubblica. Ma di quale qualità sta parlando Gelmini? I dati la smentiscono clamorosamente". E giù un lungo elenco di numeri. "Dal prossimo anno ci saranno 19 mila e 700 docenti e 14 mila 500 amministrativi in meno, che si aggiungono ai clamorosi tagli degli ultimi due anni. Altro che contenimento della pianta organica, come affermato dal ministro".
Ma la partita riguarda anche i finanziamenti alle paritarie, espressamente citate dal presidente Berlusconi nelle ultime settimane. "Le scelte politiche del governo di centro destra, in carica pressoché ininterrottamente da 11 anni, hanno messo alle corde la scuola pubblica, impoverendola di fondi, insegnanti e personale ausiliario, tecnico e amministrativo: 130 mila posti in meno in tre anni", spiega la Cgil. Mentre i fondi per le scuole paritarie sono passati dai 297 milioni di euro del 2000 ai 528 del 2011. E le scuole statali? Gli stanziamenti per la legge 440/97, quella per il miglioramento dell'offerta formativa, sono crollati da 259 milioni, nel 2001, a quasi 88 nell'anno in corso.
Stesso discorso gli stanziamenti per il funzionamento didattico e amministrativo delle scuole: 331 milioni nel 2011 e 122 quest'anno. I dati Ocse 2010, poi - conclude Pantaleo - ci raccontano una realtà diversa: l'Italia investe meno nella scuola, il 4,5 per cento in rapporto al Pil contro una media del 5,7 per cento. E disinveste anche in ricerca e università pubblica. Le scuole sono in rosso e sono costrette a fare affidamento sui contributi volontari delle famiglie e mentre la scuola pubblica languiva, la scuola privata godeva dei finanziamenti statali pressoché inalterati".

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