venerdì 4 marzo 2011

Il "metodo Butti": Berlusconi segretario del Pd (ad anni alterni) - di Ilvo Diamanti su Repubblica

Ilvo Diamanti
Bisogna prendere Butti sul serio. Quando il relatore di maggioranza propone, in Commissione di Vigilanza della Rai, di alternare i conduttori di talk show con "diversa formazione culturale". Per evitare che si creino situazioni di privilegio, visto che le serate di martedì e il giovedì "offrono una rendita". Anzi: "una evidente posizione dominante da parte di alcuni operatori dell'informazione rispetto ad altri". Non si tratta di "Minculpop", come ha apostrofato, sarcastico, Michele Santoro. Ma di un metodo rigoroso di intendere e applicare la "par condicio". La missione della RAI nella Seconda Repubblica. Durante la quale l'identificazione della TV con la politica dei partiti è divenuta pressoché totale. Il "mercato", la "concorrenza", gli "ascolti". Sono, ormai, parametri largamente desueti e inadatti, allo scopo. Allora è giusto trovare altre soluzioni.

In fondo è una questione di equilibrio "politico". Gli spettatori sono elettori. E come tali vanno misurati. Per cui è giusto: uno spazio "elettorale" ampio, come Ballarò oppure Annozero, non può essere affidato stabilmente a conduttori di sinistra. Anche se il pubblico, pardon: gli elettori che seguono questi programmi se li sono conquistati loro. Santoro e Floris. E, come loro, il pubblico, pardon: gli elettori, sono largamente di sinistra. Magari non apprezzerebbero egualmente, alla conduzione del programma, Giuliano Ferrara, Vittorio Sgarbi o Gianluigi Paragone. Forse neppure Bruno Vespa. Ma non è un problema. Se gli ascolti, pardon: gli elettori, calassero, si ridurrebbero gli squilibri. Così si limiterebbe anche l'evidente potere che oggi la Sinistra esercita sui media. Cioè, si rafforzerebbe la "par condicio", Per questo il "metodo Butti" non va trattato come una boutade o come l'ennesima prova di arroganza della Destra berlusconiana. Conviene, semmai, generalizzarne l'uso a tutto il palinsesto. Applicare la rotazione come
regola, dovunque.
Affidando a Santoro e a Floris la conduzione di Porta a Porta e del nuovo programma di Bruno Vespa, destinato alla prima serata. E poi anche gli spazi previsti per Sgarbi e Ferrara, dopo il TG1. Naturalmente, a rotazione. E già che ci siamo, in nome del pluralismo, perché non adottare lo stesso metodo anche per gli altri programmi che hanno grande impatto politico? In primo luogo: i telegiornali. Perché, per evitare evidenti rendite di posizione, non si ruotano con regolarità i direttori? Un paio di mesi a testa: Minzolini, Orfeo e la Berlinguer a dirigere gli altri tigì. E i tigì degli altri. Ma poi, perché non far condurre a Santoro e a Floris - oppure anche alla Gabanelli e a Fazio - "la Vita in diretta" e "Pomeriggio sul 2", che hanno anch'essi rendite di posizione elevate e un "rendimento politico" altrettanto alto? Ancora, la rotazione potrebbe venire estesa a tutte le reti Mediaset. In fondo, da tempo siamo nell'epoca di MediaRai o di RaiSet. Per cui sarebbe giusto fare entrare nel calcolo dei conduttori da far ruotare anche Mimun e Fede, che la Rai la conoscono bene. E poi Alessio Vinci. Insomma, se rotazione deve essere, che sia almeno "integrale". E riguardi tutti i programmi, tutta la settimana, tutte le reti e tutti gli orari. Solo così si eviterà il formarsi di fastidiose e dannose rendite di posizione. Si potrebbe, infine, estendere lo stesso metodo al sistema partitico, di cui quello televisivo è lo specchio. La riproduzione fedele. Prevedendo una rotazione fra i leader di partito. Affidando - ad anni alterni - la guida del PdL a Bersani e a Berlusconi la leadership del PD. Per non regalare una posizione dominante alla Destra. In fondo, non c'è molta differenza fra un talk politico TV e un partito, oggi. Sono egualmente "personalizzati" e "mediatizzati".
Peraltro, sarebbe simpatico vedere l'effetto che fa. Bersani trattare da comunista Berlusconi. Berlusconi accusare Bersani di conflitto di interessi e di scandali sessuali... (Ma la seconda ipotesi mi pare, francamente, ancor più in-credibile della prima.)
Ma, forse, la soluzione più semplice, per evitare complicazioni, sarebbe abolire la Commissione di Vigilanza della Rai. (E, insieme, privatizzare la RAI.) Certo, non avremmo più la possibilità di apprezzare progetti e metodi così creativi, singolari e innovativi.
Ma io, personalmente, me ne farei una ragione.

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