mercoledì 30 marzo 2011

Il Pd fa quadrato (fino al voto) - di Rudy Francesco Calvo su Europa

Toni bassi, relazione del segretario condivisa da tutti, sguardo già rivolto alle amministrative di maggio e posizione esplicitata sui referendum di giugno (tre sì più una proposta di legge sulla gestione del ciclo dell’acqua).
È filata liscia la direzione del Pd che si è riunita ieri al Nazareno, con Bersani che ha incassato il sostegno di tutto il partito sulla sua linea in vista delle elezioni di primavera. È qualcosa di più di una tregua: Movimento democratico ha apprezzato in particolar modo i passaggi in cui il segretario ha ribadito la necessità di lavorare al progetto del partito, prima ancora che alle alleanze, così come il riconoscimento della pluralità interna. Bersani ha riconosciuto la preoccupazione per i nuovi recenti addii al Pd, anche se «vorrei – ha specificato – che chi ci richiama ad avere attenzione dica che hanno torto quelli che se ne vanno».
La richiesta di congresso anticipato, dunque, si allontana, anche se rimane sullo sfondo. Tutto dipenderà dall’esito del voto di maggio e, soprattutto, dall’interpretazione che ne sarà data. Al Nazareno mettono le mani avanti, negando un confronto diretto con l’ottimo risultato del 2006 (per Bersani «sono ere geologiche diverse») e sperando in un secondo turno favorevole in molte città, grazie alla possibile convergenza con il Terzo polo e ai rapporti che si configurano sempre più complicati tra Pdl e Lega in diverse realtà del Nord. Per il MoDem, nessun comune può essere dato per perso a priori, compreso Milano, e vanno valutate
comunque le responsabilità che anche gli stessi democrat possono avere in comuni come Cosenza. L’asticella, quindi, sarebbe da collocare più in alto rispetto alle previsioni dei vertici.
Di tutto questo, comunque, si parlerà nei prossimi mesi. Come non c’è stata traccia di scontri ieri in direzione, infatti, non ce ne sarà nemmeno con ogni probabilità nei prossimi appuntamenti del partito, a partire dall’appuntamento del MoDem di lunedì prossimo. E si consolida sempre più anche l’asse tra Bersani e Area democratica, che giocano i rispettivi ruoli in maniera coordinata. Mentre il segretario esplicita la volontà di rafforzare il profilo identitario del partito, Franceschini ribadisce la necessità di ricercare la sponda del Terzo polo.
E quando il capogruppo propone una «assemblea dei mille», con l’intenzione di aprire il partito al contributo di energie esterne, Bersani accoglie la sua idea e rilancia al contempo una serie di iniziative pre-elettorali al Sud (con un suo tour in partenza da Napoli) come al Nord, in chiave anti-Lega e a sostegno di un progetto federalista diverso dal «legno storto» che sta producendo il governo.
Le divergenze sulla strategia del Pd sono emerse ieri soprattutto nell’intervento di Giorgio Tonini (Veltroni non è intervenuto, mentre Fioroni era assente per motivi familiari), anche se in maniera sfumata.
Per il senatore del MoDem, «dobbiamo cominciare a ragionare sul dopo-Berlusconi.
È probabile che alle prossime elezioni politiche lui non ci sia, con un riassetto del centrodestra. Dobbiamo stare attenti a non rinchiuderci in una strategia di guerra di posizione, mentre loro con una guerra di movimento potrebbero aggirare la nostra linea Maginot». Bersani, nella sua replica, ha spiegato che la campagna comunicativa (e programmatica) centrata sulla parole “oltre” ha proprio questo intento. Ma, è la convinzione diffusa al Nazareno, Berlusconi sarà comunque in campo, come candidato premier o aspirante capo dello stato. Per guardare “oltre”, insomma, c’è ancora tempo.

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