venerdì 25 marzo 2011

Il videogioco del Risorgimento - di Francesco Merlo su Repubblica

Francesco Merlo
Ammicca al linguaggio dei giovani ma solo chi non ne conosce il codice può credere che sia giovanile tradurre il grido "Savoia!" con l´inglese "Rampage!" che vuol dire furore. Evidentemente pensa che i giovani sono cretini il giovane ministro della Gioventù che ha commissionato un patriottico, giovanilistico videogioco dove un inesorabile eroe del Risorgimento spara a Pio IX che, infallibile, ricorre all´aiuto di Dio e mette in funzione il provvidenziale teletrasporto per levarselo di torno.
Ma l´eroe (dei due mondi) torna (dall´altro mondo) e di nuovo avanza sparando e sterminando l´esercito pontificio e urla kill quando fa fuori un nemico, double kill quando ne ammazza due, e poi multi kill, mega kill, over kill. E attraversa cunicoli sotterranei, varca cancelli, si inoltra lungo i giardini del Quirinale e il suo fucile non conosce ostacoli, abbatte tutta la vita che incontra finché non si ritrova davanti quel diavolo di un Papa che, questa volta, lo fa definitivamente secco e senza neppure dargli l´estrema unzione.
Il videogioco si chiama ‘Gioventù Ribelle´ ed è una trovata della Meloni per «raccontare la storia ai giovani con il loro linguaggio». E va bene che i videogiochi per loro natura semplificano, ma non si capisce come una rivoltella - è proprio una Colt – e un moschetto che avanzano possano rimandare al passo di carica dei bersaglieri e alla breccia di Porta Pia. Né basta chiamare shooter, sparatore, l´eroe del Risorgimento per convincere i ragazzi di oggi che era uno di loro.
La ministra ha pure illustrato la seguente trama: il generale Cadorna scrive al Papa intimandogli di arrendersi e assegna al nostro eroe il compito di consegnare la lettera direttamente nelle mani di Pio IX. Ma è una trama che non si deduce dal videogame, perché semplicemente non c´è, neppure per accenni. Dice la Meloni: «Della fedeltà della ricostruzione storica si è occupato l´Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Alcuni dettagli possono essere stati lievemente alterati o risultare differenti dai modelli reali per meri limiti tecnici nella realizzazione degli oggetti 3D». In realtà i bersaglieri si riconoscono dai pennacchi appena accennati e i dragoni, le guardie svizzere e gli zuavi pontifici dai ghirigori sulla divisa chiara. Il papa è un omino tutto vestito di bianco. C´è un obelisco in mezzo a un campo piatto e brullo, ogni tanto emergono statue classicheggianti, gabinetti alla turca, bruttissimi cavalli, tende, anfore, un palazzone classico, e le case hanno la forma a scatola vagamente antropomorfa dei disegni infantili: due finestre a mo´ di occhi a destra e a sinistra della porta. E poi botole e tombini ricordano il mondo dei pirati inglesi, più caverne dell´isola di Tortuga che palazzi vaticani. E ogni tanto c´è un bersagliere che cade a terra e muore, senza apparente motivo.
Prima di essere messo online (www.gioventuribelle.it), il gioco era stato presentato durante un´entusiastica cerimonia al Museo Maxxi di Roma dove erano intervenuti anche Giuliano Amato (davvero lo ha visto e approvato?) e il ministro della Salute Ferruccio Fazio. In realtà scaricarlo dal sito non è facile, ma ci hanno pensato i blogger a mandarlo su YouTube e subito a parodiarlo in mille modi, a farne oggetto di scherno più che di indignazione, a ridicolizzare l´inglese dei sardo piemontesi, a recensirlo nella forma e nel contenuto, a svelare che le sue parti migliori sono copiate, e a mostrare con quella competenza che io non ho il pessimo livello della tecnologia utilizzata: «È il peggiore video game sinora prodotto nella storia dei video game», hanno già scritto, dopo appena cinque giorni, i siti internazionali specializzati. E i forum come NeoGAF e Destructoid lo considerano peggiore anche del famoso Big Rigs (Grandi Camion) che deteneva il titolo negativo assegnato da Thunderbolt Games e Game Spot, «brutto che supera ogni limite dei precedenti giochi più brutti e sicuramente uno dei giochi che appartiene alla categoria dei giochi più atroci mai pubblicati».
Come si vede qui c´è un´altra piccola conferma della potenza del Web, della sua velocità nel giudicare, nell´orientare, nel promuovere. Prima ancora di diventare notizia, il videogioco della Meloni è stato infatti demistificato come una concentrazione di ignoranza storica e di imperizia tecnica, come un gioco che non riesce neppure a divertire perché espone la miseria dell´Italia di oggi e nasconde la nobiltà dell´Italia del Risorgimento. C´è saggezza e c´è speranza in questa bocciatura che viene proprio dai giovani internauti e video-giocatori ai quali il game vorrebbe rivolgersi . Lo hanno liquidato con il linguaggio sincopato del Web, quel codice breve di un pensiero lungo che "Gioventù ribelle" non riesce ad imitare perché il giovanilismo è sempre un vezzo senile: i giovani non c´entrano. Sono un mondo che il nostro governo non conosce, quale che sia l´età dei suoi ministri.

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