giovedì 24 marzo 2011

La bussola del Quirinale - di Mariantonietta Colimberti su Europa

«L’Italia è pronta a dare il suo attivo contributo alla migliore definizione e alla conseguente attuazione delle decisioni attualmente all’esame delle Nazioni Unite, dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica». Era il 9 marzo e la riunione del Consiglio supremo di difesa, convocato dal Quirinale tre mesi prima ma capitato nel pieno della guerra civile libica, si concludeva con un documento chiaro e lineare.
Da quel tracciato Giorgio Napolitano non si è mai discostato, a differenza del governo e dei suoi singoli esponenti, a cominciare dal presidente del consiglio. Anzi, nel solco della linea indicata quel giorno, il capo dello stato ha continuato a guidare tutti i passi che ne sono seguiti. Con fermezza e autorevolezza, richiamando se necessario.
Per ricordare che la Carta delle Nazioni Unite prevede al settimo capitolo anche azioni con forze armate per reprimere la violazione della pace. O per ribadire che l’Italia non poteva sottrarsi alle proprie responsabilità e invitare alla coesione «anche per quello che accade nel mondo».
Ancora, Napolitano ha dato le sue indicazioni a proposito delle polemiche scoppiate tra Italia e Francia sul comando delle operazioni e sul ruolo della Nato. Ieri, dopo un incontro informale con una delegazione bipartisan della camera dei rappresentanti degli Stati Uniti guidata da Nancy Pelosi, un comunicato del Quirinale ha spiegato che il presidente «ha ribadito l’esigenza imprescindibile sostenuta dall’Italia, in piena sintonia con Stati Uniti, Regno Unito ed altri alleati, di un comando unificato, osservando che la Nato rappresenta la soluzione di gran lunga più appropriata». Non a caso, nel comunicato si richiamano le conclusioni del consiglio supremo del 9 marzo e il capitolo settimo della Carta dell’Onu.
Non è difficile vedere l’abisso che separa i comportamenti delle massime istituzioni della repubblica. Da una parte, la calma e la coerenza nel mantenere la linea ritenuta giusta e onorevole per l’Italia, dall’altra le oscillazioni, la pavidità, fino alle imbarazzanti dichiarazioni di rammarico di Berlusconi per
Gheddafi, come se si trattasse di un affare privato. «Napolitano sta salvando l’onore dell’Italia – dice a Europa il vice-capogruppo del Pd al senato, Luigi Zanda – e si conferma come il grande leader morale del paese». L’esponente dem sottolinea anche la grande capacità del capo dello Stato di riuscire a svolgere questo delicatissimo ruolo di guida «senza debordare », ma restando esattamente nell’ambito dei poteri che la Costituzione gli attribuisce. E il 17 marzo ne ha definitivamente consacrato il ruolo.
È certamente vero che Napolitano non ha mai travalicato i confini costituzionali, ma la debolezza evidente del governo, diventata plateale nel contesto europeo e internazionale, rende per contrapposizione la figura del presidente forte anche politicamente. È la realtà dei fatti, oltre alle capacità dell’uomo, ad averne esaltato il peso. E allora forse non è insensato chiedersi cosa possa accadere in un paese così diviso come il nostro, con equilibri politici e istituzionali fragili, in una delicata posizione internazionale, qualora la vicenda libica non dovesse risolversi in tempi rapidi o se qualcosa di grave colpisse il nostro paese o nostri connazionali.
Qualcuno, anche nel Partito democratico, teme possibili ripercussioni sul Quirinale, proprio per l’atteggiamento senza tentennamenti tenuto sin qui. Timori infondati, secondo Zanda: «Napolitano ha dimostrato fin qui di essere all’altezza dei problemi che si sono presentati».

Nessun commento: