venerdì 25 marzo 2011

«La mia guerra a questa guerra» - di Guido Moltedo su Europa

Dubbi sull’operazione libica, professor Cacciari?
Dubbi immensi: il solito intervento senza strategia sul dopo. L’obiettivo è togliere di mezzo Gheddafi? E dopo? Si sa chi sono i suoi avversari? Chi ne è a conoscenza, quali rapporti hanno e con chi? Non si sa niente. È una politica, quella occidentale, ormai da parecchi anni, senza intelligence. È facile anche buttare la croce su Berlusconi ma è chiarissimo che nei suoi approcci con Gheddafi era all’oscuro di tutto: della debolezza del personaggio, di chi gli si oppone, di quello che stava preparando in Libia. Ma dove sono i servizi, chi raccoglie le informazioni? E la rete diplomatica, che fa? È pazzesco. E poi le cose scoppiano; guarda in Egitto, in Tunisia. È incredibile come le potenze occidentali non abbiano alcuna conoscenza reale dell’interlocutore.
E allora? Si doveva restare con le mani in mano assistendo alla carneficina dei suoi stessi concittadini da parte di un despota?
Per esempio, non si poteva mandare un corpo di spedizione, diciamo così, intorno a Bengasi, a sostegno degli insorti, e nel frattempo impedire l’avanzata del Colonnello?
Un intervento di terra? Ma sarebbe stato ancora più rischioso e carico di conseguenze...
Perché pensi che non stiano pianificando di andare via terra? Pensi che gli oppositori di Gheddafi abbiano la forza per contrapporsi alle sue truppe di terra? L’idea di poter fare la guerra dal cielo mi pare che in Afghanistan come in Iraq sia costata caruccia. A un certo momento devi scendere a terra. O hai già la gente in terra che ti fa la guerra – e sarebbe la condizione auspicabile – oppure qualcuno a terra deve scendere: non si vince una guerra dal cielo.
Insomma, sei uno strenuo sostenitore dell’autodeterminazione dei popoli, e non credi nella necessità neppure in certi frangenti di un intervento esterno...
Guarda, l’intervento esterno può esserci quando le dinamiche e le relazioni politiche sono chiare. Allora è evidente, la sua ragion d’essere. Cioè, quando vi è una forza di opposizione che è stata riconosciuta nel
tempo, che ha una sua credibilità e una sua affidabilità agli occhi dell’opinione pubblica occidentale; e quando questa forza di opposizione viene oppressa, calpestata, massacrata, allora tu intervieni. Com’è avvenuto nella seconda guerra mondiale: hai una dittatura che calpesta soggetti politici, movimenti politici con i quali tu hai avuto rapporti storicamente ricchi e significativi allora ha un senso intervenire, perché lo fai con la prospettiva di costituire un nuovo assetto, un nuovo regime politico sulla base di questi soggetti. E adesso? La cosa impressionante è che si fa la guerra per cacciare uno: non si è fatta la guerra solo per cacciare Hitler ma perché c’era de Gaulle, c’erano i democratici, c’era un Cln in Italia...C’era una cultura politica che doveva costituire la rifondazione di uno stato.
Il campo politico, al quale credo tu appartenga ancora, è quello che più preme per questo intervento, mentre la destra è scettica o riluttante o proprio contraria...
Io credo che la parte politica a cui appartengo ancora sia ormai in un tale stato confusionale su questa o altre questioni da buttarsi a pesce e basta dove vede una contraddizione del governo. Non ho nessun ostacolo a riconoscere la legittimità di un intervento. In Bosnia ero per l’intervento: è evidente che lì era in atto una guerra civile – con una città assediata in una situazione sul campo molto incerta, molto problematica – piovuta dal cielo. In Libia, invece, ci siamo ritrovati in questa situazione come improvvisamente: Berlusconi, visto il suo comportamento con Gheddafi, è fuori di tutto, dimostrando di non sapere nulla di cosa stava bollendo in pentola. E in tal caso dobbiamo rifletterci tutti, se è uno tenuto all’oscuro in quanto considerato inaffidabile mentre Francia, Stati Uniti e così via si davano da fare. Oppure non sapeva nulla nessuno. E quando la situazione è esplosa si sono precipitati, prendendo la palla al balzo per un motivo o per un altro, per un interesse o per un altro, senza che nessuno potesse minimamente prevedere alcunché.
C’è da dire poi che Napolitano è quello più determinato in questa decisione di andare...
...decisione di che? C’è una risoluzione Onu che dice tutto e l’opposto di tutto, c’è un conflitto sul comando di questa spedizione e non c’è nessuna idea sul dopo, a parte cacciare Gheddafi. La cosa che mi lascia di sale è la mancanza assoluta di strategie in questo intervento. Ancora peggio che in Afghanistan, ancora peggio che in Iraq. Il problema è il dopo: io la guerra la faccio per vincerla. E vincerla significa che ho in mente per il dopo un riassetto complessivo del paese in cui intervengo. Non sono contro gli interventi in generale, ma contro gli interventi destituiti di ogni caratura strategica.
E Napolitano?
Saprà delle cose che io non so...
Il mal di pancia della Lega?
La Lega è contraria perché teme i cinquantamila, sessantamila, centomila immigrati: questo è l’unico motivo per cui è contraria.
Problema irrilevante?
Problema grossissimo, irrisolvibile per l’Italia; e ha perfettamente ragione Maroni. O c’è una vera politica europea oppure l’Italia non sarà in grado di sostenere cinquanta, centomila, duecentomila immigrati. Detto ciò, se non ci fosse questa questione dell’immigrazione, a Bossi e alla Lega non importerebbe né che si bombardi Bagdad né che si bombardi Tripoli.
Erano contro anche l’intervento in Jugoslavia.
Non c’entra nulla. Nessuno mette in dubbio i confini libici.
Lì c’era il problema della partizione...
Esattamente. Ma qui neanche i cirenaici fanno un discorso di secessione.
A questo punto, viste le critiche che hai fatto, cosa si può fare? Continuare, ritirarsi...
Bisogna comunque arrivare fino alla soluzione del problema: non possono andarsene ormai lasciando lì Gheddafi.
Dì la verità: quando hai visto Bengasi assediata, cosa hai pensato sul serio? Hai pensato che si dovessero lasciare le cose così, o cosa?
Ma ci sono le guerre civili a questo mondo! Lascia perdere le sanzioni che non contano nulla in quel paese. Interverrai mandando, non so, una portaerei di fronte a Bengasi con aiuti umanitari e dicendo a Gheddafi che non osi avvicinarsi. Ma poi, soprattutto, come è che si è giunti a questo punto?
Ma cosa hai pensato tu, Massimo Cacciari? Hai avuto un pensiero su cosa fare, no?
La settimana prima sembrava fossero i ribelli ad arrivare a Tripoli. Poi s’è visto che la situazione non è come quella di Mubarak in Egitto. Ma una cosa è intervenire quando hai un Saddam con l’atomica oppure i talebani dopo l’11 settembre, altra cosa è intervenire dove c’è un regime che ha contro di sé tutto il resto della popolazione e gran parte anche delle forze militari e che magari resiste asserragliato minacciando ritorsioni; altra cosa ancora è intervenire dove c’è una situazione, come quella libica, tipica da guerra civile. Ma detto tutto ciò, quello che mi interessa drammaticamente discutere è che tutte queste guerre o non guerre dimostrano una totale imperizia, insicurezza strategico-politica da parte occidentale...Possibile che una cosa di questo genere esploda così, non soltanto in Libia ma in tutto il Medio Oriente, in tutto il mondo islamico, alla vostra insaputa? Questa è la cosa impressionante che deve preoccuparci.
Si è anche detto che tutto questo accade anche perché gli Usa non hanno preso la leadership, questa volta.
Ma non si sapeva che gli americani non sono più in grado di prendere la leadership e di condurre operazioni di questo genere? E allora cosa dobbiamo fare, stare dietro a Sarkozy? Obbedire agli americani va bene, obbedire a Sarkozy va meno bene. Io non sono ideologicamente contrario all’intervento, sono semmai contro l’ipocrisia di continuare a chiamare questi interventi non con nomi di guerra. Continuare a parlare di intervento umanitario è un’ipocrisia sconcia.
E la comunità internazionale che tanto viene tirata in ballo oggi...
Mentre l’Occidente risulta sempre più una tigre di carta, scoordinata e con interventi occasionali, mezzo fallimentari, in cima al mondo ci stanno tranquillamente osservando Cina, Russia, Brasile, India, etc.. Le nuove grandi potenze sono lì: deprecano, criticano e stanno a guardare lo sputtanamento progressivo e inesorabile delle politiche occidentali. E vanno avanti con il Pil del 7, 8, 9 per cento all’anno. E noi invece abbiamo Obama, Berlusconi, Sarkozy...

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' confortante leggere una posizione chiara e onesta.
Bravo Cacciari!