giovedì 10 marzo 2011

Lo schiaffo di Cialente - di Mariantonietta Colimberti su Europa

Potrebbe diventare L’Aquila l’ultima frontiera, soprattutto simbolica, del Partito democratico. Ancor più di Napoli, che in molti danno ormai per persa, e di Milano, dove la par condicio delle disavventure abitative parentali del sindaco Moratti e dello sfidante Pisapia non appare comunque decisiva. Perché il capoluogo abruzzese, teatro dello show mediatico più imponente che terremoto ricordi, è l’ultimo avamposto del centrosinistra nella regione.
L’alleanza guidata dal Pd prima ha perso il governatore, a causa della vicenda giudiziaria che ha travolto Ottaviano Del Turco, poi la provincia, indicata un anno fa da Berlusconi come obiettivo prioritario. Per conquistarla, il premier scatenò contro la nota ed apprezzata Stefania Pezzopane l’artiglieria pesante: via Quagliariello-Piccone riuscì a installare sulla poltrona di presidente Antonio Del Corvo, oscuro alle telecamere (di lui si ricorda una partecipazione quasi muta a Otto e mezzo), ma non agli elettori della Marsica, terrorizzati dallo spauracchio agitato dalla destra sui privilegi che una riconferma della presidente uscente avrebbe assicurato all’Aquila.
Ora potrebbe essere la volta di Massimo Cialente. Il sindaco, sotto i riflettori e sotto pressioni di ogni tipo dal 6 aprile del 2009, questa volta si è arrabbiato davvero. Dopo la mancanza di maggioranza qualificata in una seduta del consiglio che doveva decidere sulle aziende partecipate, si è alzato e ha sbattuto la porta con un discorso duro, nei confronti del governo, dei consiglieri, ma anche del Pd, partito al quale aveva aderito nell’estate del 2009, con una lettera all’allora candidato alle primarie Pier Luigi Bersani: «Io non ho un partito» ha detto, chiedendo a tutti «di fare pressioni» sui rispettivi segretari perché si possa andare a votare il 15 maggio evitando alla città il commissariamento di un anno.
Il gesto di Cialente, che ieri ha formalizzato le dimissioni, ha avuto l’effetto di una scossa forse salutare,
almeno in casa sua: venti consiglieri democratici hanno sottoscritto un documento in cui riconoscono «la solitudine istituzionale» in cui il sindaco si è venuto a trovare e l’esistenza di «un gioco geopolitico regionale e provinciale » per mantenere L’Aquila in una situazione di sofferenza e assicurano la compattezza e la determinazione della maggioranza.
«Il sindaco si è assunto delle responsabilità che vanno ben oltre le sue – spiega a Europa Stefania Pezzopane, ora assessore comunale al welfare con molte deleghe, tra cui l’assistenza alla popolazione – ma il comune è senza bilancio perché il governo nicchia anche sui trasferimenti ordinari. Il comune ha anticipato 25 milioni di euro per l’autonoma sistemazione, i fondi per la ricostruzione sono tutti in mano alla struttura commissariale (il presidente della regione Chiodi e il sub-commissario Cicchetti, ndr), che centellina anche i soldi per i puntellamenti. Abbiamo le mani legate». E le accuse di Cialente al Pd? «All’inizio abbiamo affrontato l’emergenza nell’abbandono generale, mentre Berlusconi era sempre all’Aquila. Poi Bersani ha recuperato molto; grazie all’impegno di Franceschini e della Finocchiaro i gruppi parlamentari del partito hanno destinato al nostro comune i 20 milioni delle leggi-mancia: è stato un grande gesto. È importante che a tutti i livelli ci si renda conto che qui c’è la politica nazionale e che il Pdl sta cercando di mettere le mani sulla città».
Cialente ha venti giorni per ripensarci. Ieri ha tenuto il cellulare staccato. Venerdì un’assemblea di partito alla quale andranno anche i consiglieri gli chiederà ufficialmente di restare, la sua città ha ancora bisogno di lui.

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