mercoledì 30 marzo 2011

Mafia al Nord, troppi silenzi - di Luca Gaffuri su Europa

Quando il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi disse a gennaio 2010 che in Lombardia non c’era la mafia, semmai singole famiglie slegate dalle grandi organizzazioni, un parte rilevante dell’opinione pubblica lombarda si sentì in qualche modo confermata nella propria visione.
Ci volle l’operazione di polizia “Infinito” del 3 luglio per rendere palese in modo eclatante che così non era.
L’infiltrazione è pesante, radicata, pervasiva, giunta a pochi passi dal cuore della sanità lombarda, in tante amministrazioni pubbliche, nel mondo degli interessi gestiti dalla pubblica amministrazione.
Ha ragione il procuratore di Reggio Calabria, Francesco Pignatone, a segnalare dalle pagine del Corriere della Sera l’anomalia di una politica che otto mesi dopo i trecento arresti ordinati dalla Procura della repubblica di Milano non ha ancora dimostrato di aver preso coscienza della gravità del problema. Faccio un breve excursus.
Un direttore generale di Asl arrestato, un altro direttore fotografato con alcuni boss, intercettazioni che tirano in ballo componenti ed ex componenti della giunta regionale, così come amministratori, imprenditori e professionisti, avvicinati, coinvolti e perfino anche organici alla criminalità.
Fu l’opposizione in consiglio regionale, dieci giorni dopo gli arresti, a chiedere la convocazione di una seduta straordinaria sull’infiltrazione della criminalità organizzata nella società e nella politica lombarda, con la richiesta di invitare anche il presidente della commissione parlamentare antimafia, il senatore Beppe Pisanu. La seduta si tenne il 5 ottobre, tre mesi più tardi, senza Pisanu e anche senza il presidente della regione
Formigoni, che quel giorno non disse nemmeno una parola su questo tema.
Fu il Pd a predisporre l’ordine del giorno da approvare in seduta, il centrodestra nemmeno ci pensò.
L’opposizione chiese anche, già il 13 luglio, le dimissioni dall’ufficio di presidenza del consiglio regionale di un ex assessore, il pidiellino Massimo Ponzoni, che nelle intercettazioni veniva definito da affiliati alla ‘Ndrangheta persona «avvicinabile», e dunque incompatibile con il ruolo di rappresentanza dell’aula. La mozione venne respinta a maggioranza, con grande soddisfazione dello stesso Ponzoni, ben lontano dall’idea di fare volontariamente un passo indietro.
Sempre le opposizioni avevano inoltre chiesto che fosse definito un codice etico per le nomine di competenza regionale. Richiesta ignorata.
Anzi, la giunta Formigoni a dicembre 2010 ha rinnovato l’incarico a Pietrogino Pezzano come direttore generale di un’Asl lombarda (da quella di Monza alla Milano 1) nonostante la pubblicazione di una fotografia in cui appariva in compagnia di alcuni boss. Da notare che, secondo il governo che pochi giorni fa ha risposto in aula a un’interrogazione del Pd, Pezzano è stato indagato per due anni nella stessa inchiesta “Infinito” prima che la sua posizione fosse stralciata e archiviata. Il Pd ha presentato una mozione che ne prevedeva la revoca: mozione respinta per un soffio a voto segreto, poi ripresentata ma non ancora approdata in aula.
Unico segnale davvero positivo viene dall’attività legislativa, dove sta proseguendo il lavoro per un testo che preveda maggior trasparenza negli appalti pubblici dopo che una prima legge di sostegno all’educazione alla legalità era stata approvata con il concorso di tutte le forze politiche.
La conclusione non può che essere questa: la Lombardia e l’Italia meritano risposte più forti, che vedano il mondo politico unito a fare fronte comune contro le infiltrazioni. Per questo motivo il segretario regionale del mio partito, Maurizio Martina, ha lanciato la proposta che tutti i partiti, come farà il Pd, si attengano al codice etico di autoregolamentazione varato dalla commissione Antimafia per le candidature alle cariche elettive, a partire dalle imminenti amministrative. Per battere le mafie occorrono determinazione e coraggio. Ne sarà capace la politica lombarda? *L'autore è capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale della Lombardia

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