mercoledì 30 marzo 2011

Miserabile tranello - di Concita De Gregorio su L'Unità

Gli abitanti di Lampedusa hanno ragione. Quelli che fanno le barricate al porto, hanno ragione. È il loro modo, l'unico che hanno per farsi vedere e sentire, per dire che non possono essere lasciati soli a portare il peso di un fardello gigantesco che riguarda l'Italia e l'Europa intera. Non può essere, l'isola, la zattera a cui duemila immigrati al giorno si aggrappano: la faranno affondare, così.
Diventerà un carcere a cielo aperto e un lazzaretto, si diffonderanno malattie e paure, non ci sarà cibo a sufficienza né acqua, né un tetto. Già non ci sono, già bruciano nella notte i falò. Duemila immigrati sono arrivati nelle ultime ventiquattr’ore. In tutto, dalla scorsa settimana, cinquemila e cinquecento. Stanno per diventare il doppio degli abitanti in uno spazio di 20 chilometri quadrati. È un'isola piccola, c'è una sola scuola, le famiglie si contano e si conoscono. Oggi coi nuovi sbarchi saranno seimila, poi settemila. Quale può essere il limite fisico alla capienza? E un limite logico, esiste? E una regola da applicare, un peso da condividere? Gli abitanti di Lampedusa, le sue donne – le stesse che vestono i neonati con gli abiti dei loro figli – hanno ragione. C'è un momento in cui devi vedere l'orizzonte per resistere, per sopportare ancora.
L'orizzonte qual è? Qual è il progetto, la politica che il governo italiano intende adottare per non lasciare che Lampedusa sia sommersa dall'onda di viventi in arrivo? E l'Italia dov'è? Si vede, si sente qualcuno, sull'isola, che dica: tranquilli, abbiamo un piano, sono ore eccezionali ma ci stiamo attrezzando, sappiamo come fare? No, non c'è. C’è un pugno di agenti in divisa chiamati a fronteggiare migliaia di persone
di cui non conoscono la lingua. Qualche volontario, qualche mediatore. Stop. Non un presidio dedicato, non una presenza eccezionale di istituzioni e di competenze che rappresentino l’Italia. Non è neppure capace, questo governo, di essere nei fatti quel che è: un governo di destra.
Esiste una legge sui respingimenti. Esistono norme che stabiliscono un tipo di accoglienza per chi è rifugiato e per chi non lo è. Chi fugge da una guerra ha diritto di essere accolto. Chi viene perché pensa che qui troverà un lavoro più redditizio o semplicemente un lavoro non ha lo stesso diritto nella stessa misura. È una distinzione a tutela di chi ha davvero bisogno. Non è una buona legge, certo, ma c'è e deve essere applicata. Molte delle persone che arrivano non hanno i requisiti per restare. Molte altre sì. Metterle tutte in un unico calderone, non respingere chi si dovrebbe respingere per esasperare gli animi delle popolazioni locali, per alimentare la paura, per dimostrare che l'onda biblica è ingovernabile è un miserabile tranello mediatico. Si può governare, si deve. Si può distinguere, osservare, riconoscere, capire.
Coinvolgere le organizzazioni cattoliche se necessario, chiamare in causa le diocesi. Ricevo da un lettore, Giancarlo Bussoli, questa lettera: «Siamo stati un paese di migranti. Oggi, grazie a leggi stupide approvate per accontentare le frange più pavide ed estremiste dell'elettorato, ci dimentichiamo degli italiani che dovettero emigrare per sfamarsi o avere una speranza di avvenire. Certamente non possiamo ospitare tutti, ma bisogna fare una indagine seria e non burocratica per capire quanti fuggono dal pericolo e quanti cercano solo fortuna. Una politica con i paesi del Nord Africa che stabilisse flussi ci consentirebbe anche di rimpatriare molta gente senza doverci vergognare». Ecco, è semplicissimo. Lo scrivono le persone comuni. Rispettare le regole, chiedere aiuto a chi può e darne a chi ha bisogno, non doverci vergognare.

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