giovedì 17 marzo 2011

Omertà padana - di Nando Dalla Chiesa su Europa

Sei contro la ‘ndrangheta? Ti preoccupi per la sua cavalcata indisturbata nell’economia e nelle istituzioni lombarde? Pensi che sia ormai uno scandalo nazionale il silenzio della Regione di Formigoni (e di una pletora di comuni e provincie) davanti alle notizie che arrivano dalle inchieste giudiziarie? Che suoni complice l’atteggiamento da tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo) con cui è stato accolto l’allarme sulla colonizzazione mafiosa della Lombardia lanciato dalla Direzione nazionale antimafia o, in forma un po’ più contenuta, dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi? Se sì, allora quando ti hanno detto che la Lega è uscita dall’aula del consiglio regionale lombardo nel giorno delle nuove rivelazioni di stampa sui rapporti tra politica e clan, tra sanità e ‘ndrangheta, avrai avuto un composto moto di gioia. Perché saranno strumentali questi leghisti, ma ti è comunque piaciuto il fatto che il partito di Bossi, non fosse che per difendere l’identità padana, abbia deciso di non sostenere più una maggioranza che sta consegnando le chiavi della città ai clan calabresi. Tutto sommato, hai pensato, i consiglieri leghisti, sia pure trasgredendo gli ordini romani, sono stati decisivi per fare sciogliere il consiglio comunale di Desio.
E invece… E invece sei un ingenuo.
Perché la Lega è uscita sì dall’aula. Ed è uscita sì dichiarando di voler difendere l’identità padana. Ma l’ha fatto al solo scopo di manifestare contro l’unità d’Italia, rifiutandosi di cantare l’inno nazionale. Sulla ‘ndrangheta non ha detto una parola. Nemmeno un’invettiva, magari del celebre repertorio razzista, contro queste cosche venute da un’altra regione a trasformare economia, cultura e antropologia della Lombardia di Beccaria, Verri e Manzoni; che fino a qualche decennio fa se ne stava in pacifico sviluppo per i fatti suoi, forte delle sue glorie civili e letterarie.
Nulla. È risuonato piuttosto il rifiuto dell’unità nazionale che giunge a noi dal Risorgimento, da quella spedizione dei Mille che ebbe il suo fulcro nella gioventù bergamasca. Il rifiuto di ciò che ha tenuto insieme
questo paese, i carabinieri e i poliziotti del Sud andati a morire al Nord per difenderlo dal terrorismo, gli uomini del Nord andati a rischiare e a morire al Sud per difenderlo dalla mafia.
Silenzio-assenso, invece, verso l’altra unità d’Italia, quella attuata dalla ‘ndrangheta.
Come spiegò in una telefonata un boss anziano a un boss più giovane, «e tu ricordati che il mondo si divide in due: ciò che è Calabria e ciò che lo diventerà». Siate i benvenuti in Lombardia, dunque. E per ora scusateci, abbiamo da fare con il tricolore.

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