venerdì 11 marzo 2011

Pd, svolta filo Lega sul federalismo "Trattare pensando al dopo Cavaliere" - su repubblica.it

Il Pd smonta le barricate. Almeno sul federalismo regionale. Sul provvedimento caro alla Lega il segretario Pier Luigi Bersani ha dato l´ordine di abbandonare lo scontro permanente con il centrodestra. E ha aperto a un possibile voto favorevole. Non vuole perdere credibilità rispetto ai proclami federalisti del Partito democratico e rispetto al Carroccio, come ha certificato l´intervista sulla Padania. «Non staccheranno la spina a Berlusconi. Ma con Bossi si può fare un investimento sul dopo, parlando di cose concrete».
Naturalmente, i paletti di Bersani sono piantati. Le condizioni per un sì al federalismo regionale le ha messe sul tavolo ieri il relatore della norma nella Bicameralina Francesco Boccia. Che però è il primo a intravedere un accordo. «L´obiettivo è arrivare a un parere unico sottoscritto anche dall´altro relatore del Pdl Massimo Corsaro. Il Senatùr ha detto ai suoi di trattare. Abbiamo il dovere di vedere le loro carte e scoprire le nostre». L´altro membro del Pd nella commissione Rolando Nannicini, bersaniano di ferro, è ancora più chiaro: «È giunto il momento di dire basta agli scontri ideologici. Quando si discute nel merito non vado in commissione a dire "abbasso Bossi" e non mi importa molto di Ruby Rubacuori. Nel provvedimento si parla soprattutto di sanità. Non risulta che la marocchina sia malata».
Qualcosa dunque cambia nella strategia del Pd, una volta assodato che le elezioni si allontanano. La riforma della giustizia, con Berlusconi imputato in ben quattro processi, non sarà potabile per il centrosinistra. Ma il federalismo è un´altra partita. Lo ha fatto capire ai suoi interlocutori anche Vasco Errani, subito dopo l´incontro con il governo. «Stiamo alzando l´asticella per piegare la resistenza di Tremonti. Ma Bossi ci ha fatto capire che si può chiudere», ha spiegato il governatore dell´Emilia Romagna, forse l´uomo più vicino a
Bersani. Alle condizioni del Pd, ieri Calderoli e il Pdl hanno risposto con il dialogo: «Alcune sono condivisibili», ha detto il ministro della Semplificazione.
Boccia spiega qual è la linea per mediare. Serve la perequazione cioè un fondo unico cui attingere quando, accertato il rispetto dei costi standard nella sanità, le singole regioni siano in difficoltà. I democratici chiedono anche garanzie sull´assistenza non sanitaria: trasporto pubblico, istruzione. La progressività dell´Irpef. E un campione di 5 regioni anziché 3 per valutare i costi standard. L´allargamento darebbe qualche margine di manovra in più al Sud. «Questi sono i punti. Se noi li portiamo a casa non possiamo sottrarci al confronto - osserva il relatore Pd -. Se ci rispondono no voteremo contro».
In questo senso va interpretato lo slittamento del voto al 23 marzo. Dodici giorni in più per trovare un accordo ed evitare il pareggio com´è successo sul fisco municipale, una riforma che continua a essere contrastata dal Pd. «O è sì o è no, non ci sono spazi per una nostra astensione», ha annunciato l´altro ieri Davide Zoggia, un altro uomo vicinissimo al segretario. Nessuna chiusura pregiudiziale, i democratici sperano di avere la possibilità di votare sì. «Voglio riflettere bene. Leggerò le proposte di Boccia e poi decideremo», ha commentato Roberto Calderoli. Significa che la Lega tiene aperta la trattativa. Discute, parla, media con i dirigenti democratici. E su un eventuale sì il Pd arriverebbe compatto. Senza strappi della minoranza.

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