venerdì 11 marzo 2011

Per i cittadini zero benefici - di Andrea Orlando su Europa

È sempre saggio vedere le carte prima di esprimere giudizi definitivi. Ma se dobbiamo stare alle indiscrezioni possiamo dire che non ci siamo. Non ci siamo perché nessuna delle emergenze del servizio giustizia è affrontato. E neppure nessuna delle cause strutturali della lentezza dei processi, il tema con cui si è giustificata la nefandezza chiamata con molta fantasia processo breve.
Gli argomenti sembrano scelti piuttosto sulla base di un criterio peraltro dichiarato: ridurre il peso di chi ha infastidito il capo. Vedremo come si tenterà di raggiungere questo obiettivo.
Intanto dobbiamo spiegare agli italiani che da questa azione non deriverà nessun beneficio in termini di efficienza del sistema. Un serio disegno finalizzato a ciò dovrebbe partire dal ripensamento complessivo dell’organizzazione del servizio.
Rivedere la sua geografia riducendo il numero sterminato delle sedi giudiziarie. Affrontando seriamente il tema dell’informatizzazione che come si è visto ad inizio anno, con il clamoroso blackout dei computers dei tribunali, è tutt’altro che risolto e quello degli organici.
Non si tratta di destinare nuove risorse che pure sarebbero necessarie, ma intanto di utilizzare meglio quelle disponibili. È accettabile che alcuni uffici nel paese abbiano scoperture di organico che raggiungono il 60 per cento mentre alcune sedi hanno più personale di quello previsto dalle piante organiche, ed il ministro Brunetta dichiara ad ogni piè sospinto che esistono enormi esuberi in altri comparti della pubblica amministrazione? Non si affronta, né dal punto di vista dell’organizzazione dell’ufficio del giudice né da quello della farraginosità dei riti, il bubbone della giustizia civile, una delle cause della perdita di competitività del paese. È la principale causa della crisi del rapporto tra cittadini e servizio giustizia.
Se davvero il problema fosse quello dei tempi anche in ambito penale, vogliamo sempre ricordare che esistono tre ipotesi di riforma del codice penale, due elaborati dal centro sinistra e uno dal centrodestra. Tutti e tre sarebbero in grado di alleggerire la congestione di un processo che andrebbe inoltre semplificato verificando ciò che costituisce garanzia e ciò che causa inutili perdite di tempo.
In compenso ci si avventura in ardite ipotesi di riforma costituzionale che dovrebbero servire a riequilibrare il rapporto tra accusa e difesa, almeno secondo le litanie dei dichiaratori del Pdl e di quelli della Lega di complemento.
Su questo è bene essere da subito chiari. E l’affermazione non riguarda il funzionamento della giustizia ma quello della democrazia. In un paese in cui lo stravolgimento della Costituzione materiale e da ultimo un’orrida legge elettorale hanno sostanzialmente confuso potere esecutivo e legislativo, con il conflitto d’interessi e tutto il suo peso, nessuno può pensare di ricondurre il terzo potere, direttamente o indirettamente, in quest’orbita. Per questo, prima ancora che per molte altre e fondate ragioni, abbiamo detto che in tema di giustizia la Costituzione non si tocca.
Men che mai per costituire un corpo separato di pm. Ipotesi pericolosa anche se, e non mi pare sia il nostro caso, sottratta al controllo politico. Il Pd ha indicato le cose da fare, ed anche come far corrispondere all’indipendenza della magistratura criteri più chiari di trasparenza nell’esercizio delle funzioni assegnate dalla carta fondamentale. Ed anche adeguate responsabilità. Ma non è certo la via dell’equiparazione dei giudici, sotto questo profilo, ad altri dipendenti pubblici quella che si può seguire. Questa, più che della riforma, ha il sapore acre della ritorsione.
Se il ministro vuol davverro confrontarsi con i problemi del servizio, rinunci all’epocalità e torni a contatto con i fatti. Convochi gli stati generali del settore e dal confronto, con le associazioni dei cittadini, quelle degli avvocati, dei lavoratori e solo in ultimo, se lo crede, quelle dei magistrati misuri la distanza che c’è tra la sua agenda e quella dettata dai fatti.

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