lunedì 14 marzo 2011

Pericolosi eversori - di Concita De Gregorio

Eccola, la nostra strada. L’avete vista srotolarsi ieri per le vie del centro delle vostre città, è entrata a Roma in piazza del Popolo sostenuta da migliaia di braccia, avanzava su migliaia di gambe. Una bandiera lunga decine di metri, un pezzo di stoffa a cui stringersi per camminare insieme tenendo ben stretto con l’altra mano il libro delle regole della vita in comune, la Carta. Pazienza per chi dirà che è retorica. Chi era con noi in piazza ieri ed ha sentito suonare l’Inno, il boato alle parole “l’Italia s’è desta”, chi ha visto centinaia di musicisti venuti portando da casa ciascuno il suo strumento suonare e cantare il Dies Irae “perché verrà il giorno del giudizio e sarà su questa terra, in questo tempo”, chi ha ascoltato le parole dal palco della giovane studentessa e del maestro Marco Rossi Doria, le citazioni risorgimentali di Giancarlo De Cataldo, le riflessioni sulla giustizia di Antonio Ingroia, gli applausi a Maria Luisa Busi quando ha detto «c’è anche chi non è in vendita», la musica di Roberto Vecchioni cantata in coro, chi ha sentito Stefano Rodotà, in piazza, dire che bisogna davvero fare argine perché il pericolo è subdolo, chi ha visto i bambini aiutati da Lorenzo Terranera disegnare per terra le città che vorremmo e chi ha sentito Ascanio Celestini, a Roma, Dario Fo, a Milano, ecco insomma chi c’era non può avere il minimo dubbio e non sarà toccato, oggi, dall’abituale dileggio dei giornali della destra e della televisione di Stato in cerca del dettaglio da storpiare per minimizzare e denigrare.
Chi c’era ha respirato l’aria che ha già sentito per strada un mese fa, il 13 febbraio, e che si sente - nuova - ogni volta più nitida. Non basta dire basta, questa è un’Italia che vuole andare avanti e che conosce la strada. È un Italia che pretende rispetto e mostra dignità, che vuole scuola pubblica e acqua pubblica, che è disposta a pagare le tasse in cambio di servizi per tutti, che ascolta, che chiede e che propone, che non ha
paura. È un’Italia che vuole andare a votare, perché la sovranità appartiene al popolo c’era scritto ieri sulle nostre maglie, e allora si vada alle urne. Non basta una maggioranza comprata un tanto al voto, non più. Chi ha l’intelligenza per capirlo, per vederlo, lo spieghi a chi deve. Non lasci che l’indignazione diventi rabbia, non tiri la corda. Sia responsabile finchè è in tempo.
Chi scende in piazza per chiedere il rispetto delle regole non è un eversore né un pericoloso estremista. Eversore e pericoloso è chi fa delle regole le sue private carte da gioco, le cambia in corso di partita e bara. Pericoloso è chi toglie fondi alla cultura, alla ricerca, al sapere, alla scuola perchè non vuole che le persone siano in grado di capire. Chi avvelena l’acqua pubblica per vendere le sue bottiglie. C’è il sonnifero, in quelle bottiglie. Non lasciatele alla portata dei bambini. Aprite i rubinetti.

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