lunedì 21 marzo 2011

Sordo e Muti - di Massimo Gramellini su La Stampa

E poi qualcuno osa mettere in dubbio il potere salvifico dell’arte. Persino il cerebrale Tremonti, uno per cui «cuore» fa rima con «titolo al portatore», è rimasto suggestionato dal direttore d’orchestra Riccardo Muti. Mentre centinaia di appelli in difesa della cultura (e di guaiti del povero Bondi) erano rimbalzati sulla fronte spaziosa del ministro senza lasciare traccia, è bastato un breve incontro con il Maestro per produrre il miracolo di una retromarcia latineggiante: «Veni, vidi, capii». Omaggio a un omonimo di duemila anni prima, tal Giulio Cesare, che di soldi per gli spettacoli ne spendeva tantissimi.
Chissà com’è andata davvero, fra il Sordo e il Muti. Forse il Maestro avrà sfiorato il Ministro con la bacchetta magica. O gli avrà suonato lì per lì un inno alla bresaola della Valtellina. Quel che conta è il risultato: Tremonti pare aver capito che la cultura non è un passatempo per spostati, ma la principale industria italiana del futuro. Ora però la vita per Muti diventerà un inferno. Appurati gli effetti della sua azione ammaliante sul ministro del denaro pubblico, verrà scritturato da legioni di questuanti. La scuola squattrinata: una lezione del professor Muti e Tremonti viene, vede, capisce e alza lo stipendio agli insegnanti. La polizia spolpata: un interrogatorio del commissario Muti e Tremonti viene, vede, capisce e fa il pieno alla busta paga e all’auto di servizio dei poliziotti, entrambe agli sgoccioli. La giustizia disperata: un’indagine su Berlusconi del giudice Muti e Tremonti viene, vede, capisce e chiede asilo politico al Marocco.

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