mercoledì 23 marzo 2011

"Tagliare le tasse con il recupero dell´evasione" - di Ettore Livini su Repubblica

Gli effetti della crisi economica «non sono destinati a passare in poco tempo» e la battaglia per uscirne «non si vince in un giorno». L´Italia? «Senza euro avrebbe potuto essere travolta» e ora deve affrontare il suo problema numero uno: «La difficoltà strutturale a crescere». Mario Draghi approda all´Università Cattolica di Milano e, davanti a un´aula magna stracolma di studenti, torna a squadernare le sue priorità per il rilancio dell´economia del Paese. La ricetta? No a nuove tasse («è fuori discussione, sarebbero un´insopportabile vessazione per i cittadini onesti»). Piuttosto tagli alle aliquote «man mano che si recuperano evasione ed elusione» e più attenzione alle riduzioni di spesa: va bene ridimensionare gli sprechi – ha detto il governatore della Banca d´Italia – ma in modo «selettivo, distinguendo ciò che favorisce la crescita da ciò che la ostacola».
Il nostro Paese – ha aggiunto – sta meglio di molti altri partner continentali: la situazione patrimoniale di famiglie ed aziende «è solida», i risparmiatori non si sono avventurati «verso strumenti ad alto rischio», i conti statali tengono «grazie anche al fatto che la solidità del sistema bancario non ha richiesto rilevanti aiuti pubblici» e la gestione del debito – ha dato atto all´Esecutivo – «è stata prudente». Il compito della politica rimane però difficile: «Bisogna aiutare l´Italia a crescere riducendo al tempo stesso l´incidenza del debito». Obiettivo: «Ripristinare un solido avanzo primario e non sottrarsi all´esigenza di mettere in campo interventi che sostengano strutturalmente la crescita».
La riforma del Patto Ue secondo Draghi «non costituisce per il Paese un vincolo molto più stringente di quello già imposto dalla regola del pareggio strutturale di bilancio». Del resto – ha ricordato – «le politiche che aiutano la crescita dell´economia dovrebbero essere prima di tutto una priorità nazionale indipendentemente dalle regole europee».
«L´euro non è in discussione – ha detto il governatore – e la costruzione monetaria continentale funziona». La valuta unica – ha continuato – «ha garantito la stabilità dei prezzi» e ridotto l´impatto sulle economie nazionali dagli choc esogeni. E questa cultura della stabilità «deve estendersi alla politica fiscale e alle riforme strutturali là dove sono emerse fragilità messe in luce dalla crisi del debito sovrano».
Da Draghi è arrivata pure una promozione con riserva alla revisione del Patto della Ue, «un passo necessario che rafforza la disciplina di bilancio, migliora i meccanismi di sostegno e non incrina lo spirito comunitario che è la linfa dell´euro». I risultati, insomma, «sono incoraggianti ma non ancora sufficienti e le mancanze o le indeterminatezze potranno essere sanate nelle sedi politiche in cui proseguirà la discussione».
I punti da migliorare secondo il numero uno di via Nazionale sono tre: «Servono procedure più automatiche per la sorveglianza sulle politiche di bilancio» per limitare al massimo la politicizzazione della contabilità pubblica; bisogna «definire con precisione i fattori rilevanti da considerare per valutare l´adeguatezza del ritmo di riduzione del debito». Ma soprattutto, ed è forse il capitolo più complesso, vanno riviste le politiche strutturali per favorire la crescita. La strategia di Lisbona si era affidata a procedure di "pressione tra pari". Ma il metodo – ha ammesso Draghi – «non ha funzionato»

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