mercoledì 23 marzo 2011

Un'Europa sostenibile per il lavoro di S.Fassina su L'unità

Stefano Fassina
Come tutti i paesi dell’Unione europea, l’Italia è tenuta a presentare in Aprile alla Commissione dell’Unione una versione aggiornata del Programma di Stabilità e del Programma Nazionale di Riforma (NRP). I PNR si inseriscono nel quadro di stringenti vincoli macroeconomici definiti in sede comunitaria, resi ancora più stringenti, anzi soffocanti, con le revisioni previste per il Patto di Stabilità e il «Patto per l’Euro» in agenda per il Consiglio Europeo del 24 e 25 Marzo.
Il Pd, grazie all’aiuto di un gruppo di giovani economisti coordinati da Massimo D’Antoni ed in collaborazione con la Fondazione Italianieuropei, ha preparato la «sua» versione del PNR nel rispetto di tali vincoli. Tuttavia, nel «nostro» PNR abbiamo premesso una linea di politica economica alternativa a quella voluta dalla Germania e condivisa dagli altri governi di centro-destra europei.

Il rafforzamento del coordinamento della politica economica dei Paesi dell’area euro è un fatto positivo di grandi potenzialità. È segnato, tuttavia, da una direzione di marcia errata a causa della dominanza della dimensione intergovernativa e per le linee generali di policy scelte dai governi di centro-destra. In particolare, le scelte di policy fatte o in fieri sono orientate ad un impossibile e deflattivo mercantilismo.
Oltre che profondamente disgregative della coesione sociale, rendono ancor più incerto lo scenario macroeconomico europeo e, anziché attenuare le tensioni sui mercati finanziari, contribuiscono ad alimentarle. È necessario un cambio di paradigma culturale per guardare alla carenza della domanda aggregata mondiale e delle sue cause di fondo. Una prima di tutte: l’aumento della diseguaglianza nella distribuzione del reddito da lavoro e l’enorme concentrazione della ricchezza.
Le destre europee portano l’Unione pericolosamente fuori strada nell’insistenza sulla regressione delle condizioni del lavoro per puntare per la crescita prevalentemente sulle esportazioni verso le economie
emergenti. La via per la crescita ed il lavoro è un’altra. L’Europa deve dotarsi di un «motore» autonomo di domanda attraverso quattro interventi, in larga misura condivisi dai partiti progressisti europei: 1) Un’agenzia europea per il debito per acquistare i titoli dei paesi aderenti ed emettere titoli di debito europei (eurobonds)
garantiti in modo collettivo; 2) Un piano europeo di investimenti per l’occupazione, l’ambiente e l’innovazione, alimentato dalle risorse raccolte attraverso l’emissione di eurobonds, l’introduzione di specifici strumenti fiscali, tra i quali la Financial Transaction Tax ed il rafforzamento della tassazione ambientale (a complemento del rafforzamento del mercato interno come previsto dal «Rapporto Monti»); 3) Uno «standard retributivo» europeo per coinvolgere i paesi in surplus nel processo di aggiustamento delle bilance commerciali; 4) infine, ma non ultimo, una più equilibrata distribuzione del reddito da lavoro, sia primaria (conseguita sul mercato del lavoro) che secondaria (sostenuta da interventi di welfare e fiscali) capace di restituire potere d’acquisto e sicurezza alle famiglie.
In tale contesto, inseriamo il PNR dell’Italia. Le proposte sono frutto dell’intenso lavoro programmatico definito nelle Assemblee Nazionali del Pd. La strategia di crescita sostenibile sul piano economico, sociale ed ambientale per l’Italia ha due obiettivi-guida: 1) l’innalzamento del tasso di occupazione femminile fino a raggiungere in un decennio il 60% (ossia circa 3 milioni di donne occupate in più rispetto ad oggi, un livello medio al penultimo posto in Europa e, per i dati del Mezzogiorno, il penultimo posto nell’area Ocse); 2) l’innalzamento della specializzazione produttiva dell’Italia. Gli obiettivi sistemici guidano le riforme e gli investimenti sulla conoscenza (scuola, università, formazione), gli interventi di politica industriale e fiscale (Fisco 20, 20, 20), le riforme strutturali (in particolare, le liberalizzazioni, la riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni e la riqualificazione e la riduzione della spesa pubblica), gli investimenti per la logistica. Il conseguimento dei due obiettivi-guida implica, rispetto allo «scenario tendenziale», un aumento medio annuo del PIL pari allo 0,5-0,6% con effetti positivi sia sulla velocità di convergenza che sugli sforzi necessari alla riduzione del debito.
La strategia europea e nazionale delineata nel «nostro» PNR rende possibili e praticabili gli obiettivi di finanza pubblica di medio periodo (2020) definiti dall’Ecofin il 15 Marzo scorso. In una strategia orientata alla crescita, li assumiamo e puntiamo a ridurre di circa il 25% il nostro debito pubblico alla fine del decennio in corso, senza misure di finanza straordinaria (imposte patrimoniali).
La strategia riformista qui tracciata consente uno sforzo in termini di avanzo primario decisamente inferiore rispetto allo scenario europeo, comunque irrealistico dato il quadro deflattivo conseguente alla via mercantilista. Insomma, proponiamo una strada percorribile orientata alla valorizzazione del lavoro per uno sviluppo sostenibile sul piano macroeconomico, sociale ed ambientale in Europa ed in Italia. Nell’interesse dell’Italia, il Ministro Tremonti si confronti in Parlamento con le nostre proposte prima di inviare il PNR a Bruxelles.

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