venerdì 11 marzo 2011

Usuranti, battaglia vinta - di Cesare Damiano su Europa

Con l’audizione dei rappresentanti delle parti sociali, che si è tenuta martedì scorso alla camera, sta giungendo finalmente a conclusione la vicenda dei lavori usuranti.
Ieri, un altro passo avanti: è stato votato all’unanimità dalla commissione lavoro della camera il parere favorevole al decreto. Anche se arriva con tre anni di ritardo, nel corso dei quali sono stati sottratti ai lavoratori sottoposti a mansioni particolarmente faticose 283 milioni di euro (quelli stanziati con il Protocollo del welfare del 2007 per i prepensionamenti previsti per il biennio 2009- 2010), si tratta di un provvedimento importante.
Il decreto in discussione ricalca sostanzialmente quello elaborato all’epoca in cui ero ministro del lavoro e il cui contenuto è stato poi riproposto dal Pd in un disegno di legge all’inizio di questa legislatura. Si prevede, come è ormai noto, che possano andare in pensione, fino a tre anni prima rispetto agli altri dipendenti, i lavoratori già identificati dal decreto Salvi del 1999 (cioè il personale impegnato in cave, miniere, gallerie o addetto a lavorazioni ad alte temperature, palombari, operai del vetro cavo ecc.), quelli impegnati nel lavoro notturno, gli addetti alle catene di montaggio e i conducenti di autobus: una previsione di circa 5000 lavoratori ogni anno.
Pur in un momento di gravi difficoltà economiche, le risorse non mancano. Per i pensionamenti anticipati relativi al decennio 2008-2017, il governo può infatti contare sui 2,52 miliardi di euro stanziati dal centrosinistra, dopo un lungo confronto con le parti sociali, con il Protocollo del welfare del 2007 e poi confermati nella Finanziaria 2008. Mentre già quest’anno saranno a disposizione 350 milioni. Risorse importanti, finalmente a favore dei lavoratori.
E qui sta l’alto valore politico e sociale della misura in procinto di essere adottata. Per la prima volta, dopo oltre vent’anni di discussione, viene infatti riconosciuto un trattamento più favorevole per quei lavoratori
che svolgono mansioni particolarmente faticose sotto il profilo psico-fisico. Per il lavoro manuale una, seppur tardiva, importante rivalutazione.
Non solo. Questo avviene in una fase in cui le cose, in materia previdenziale, corrono decise in direzione opposta. Con un provvedimento passato sotto traccia – accanto all’introduzione delle finestre d’uscita mobili, che già da sole posticipano almeno di un anno l’uscita dal lavoro – il centrodestra ha di fatto ulteriormente aumentato, in misura indeterminata, l’età pensionabile.
Dal 2015, se non interverranno correzioni, il momento del pensionamento non sarà più certo, ma sarà adeguato all’andamento dell’aspettativa di vita. Ogni aumento statistico di quest’ultima allontanerà la data del ritiro dal lavoro.
Ma il riconoscimento dei lavori usuranti ai fini pensionistici avviene anche nel momento in cui, con gli accordi della Fiat a Mirafiori e a Pomigliano, vengono tolti ai lavoratori addetti alla catena di montaggio dieci minuti di pausa al giorno. Detta così, sembra cosa da poco. Ma, matita alla mano, considerati 220 giorni lavorativi all’anno, questo taglio si traduce in 36,6 ore di lavoro in più ogni anno. Quasi una settimana. Se si moltiplicano poi queste ore per i 40 anni di lavoro ormai necessari per maturare la pensione, ci troviamo di fronte a 1.466 ore di lavoro in più, pari a 183 giorni. Rientrando il lavoro alla catena di montaggio in quello usurante, il decreto introduce a favore di questi operai un risarcimento importante: tre anni di anticipo pensionistico.
L’auspicio è che, dopo la validazione delle commissioni lavoro di camera e senato, al massimo entro il mese di aprile il consiglio dei ministri possa varare la legge. Tutto è perfettibile ma, soprattutto di questi tempi, è bene cominciare a portare a casa il risultato. Per responsabilità del centrodestra, già dobbiamo scontare tre anni di ritardo.

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