lunedì 30 maggio 2011

Berlusconi estremista, una campagna scellerata La sua stagione è alla fine - di Simone Collini su L'Unità

Neanche l’ispettore Clouseau avrebbe condotto una campagna elettorale così scellerata e sconsiderata ». Walter Veltroni non trova un altro politico a cui accostare Berlusconi. Dopo la performance del premier al G8 di Deauville, gli viene invece in mente l’imbarazzante personaggio della “Pantera rosa”. L’unica consolazione, per l’ex segretario del Pd, è che «ora gli italiani stanno dicendo basta». Il risultato del primo turno e il paese che ha visto girando parecchio per il Paese nella campagna per le amministrative (ieri ha fatto quattro tappe in Veneto), gli fanno dire che: «La stagione del berlusconismo si sta concludendo».
Non è la prima volta che si sente una cosa del genere...
«Questa volta non c’è soltanto la lacerazione interna al centrodestra, il fatto che in molte città Pdl e Lega siano andate separate. Il dato di queste ore è di una loro crisi molto profonda nei confronti dell’opinione pubblica, una sfiducia che fa pensare che anche un certo spirito del tempo volga al termine».
Quale spirito?
«Quello delle pulsioni individualistiche e localistiche, che hanno caratterizzato il berlusconismo.Muovendomi tra diverse cittàmi ha colpito la grande quantità di bandiere italiane alle finestre, nonostante siano passati più di due mesi dal 17 marzo. È il segno che qualcosa dinuovo sta maturando, che il Paese, grazie anche all’azione di Giorgio Napolitano, ha riscoperto il senso e l’orgoglio di sé, mentre le suggestioni di tipo egoistico vengono sempre più percepite come un elemento che peggiora la qualità della vita e idebolisce l’intero Paese ».
Però ciò non significa che da lunedì non ci sarà più Berlusconi, non crede?
«Da martedì mattina ci sarà un’altra battaglia da combattere con determinazione. Ma questo voto amministrativo ha reso evidente che c’è una crisi del centrodestra e una profonda frattura con l’opinione pubblica, che si è stancata di farsi prendere in giro. Ci ricordiamo il colpo di scena, nella campagna elettorale del 2008, a Matrix? Berlusconi non volle fare il confronto televisivo, parlammo prima io e poi lui, e tirò fuori l’abolizione del bollo auto. I cittadini dovrebbero fare una class action per il modo in cui sono stati ingannati in questi anni. Ma come si dice, si possono ingannare tutte le persone una volta, si può ingannare una persona tutte le volte, ma non si possono ingannare tutte le persone tutte le volte. E ora gli italiani stanno dicendo ...
basta».
Berlusconi dice che comunque il voto amministrativo non avrà conseguenze sul governo.
«Così dimostra soltanto una grande debolezza. Il centrodestra è da mesi, io direi dall’inizio della legislatura, che si è dimostrato incapace di governare. Ora ci attende una manovra di 40 miliardi di euro per i prossimi tre anni. Come la vogliono fare, con il governo Scilipoti? Non riescono neanche a far andare Gigi D’Alessio a cantare a Milano, come possono fare una manovra di una simile portata?»
Veramente Berlusconi dice che finalmente ha una maggioranza coesa e che ora che si è liberato di Fini e Casini potrà avviare una grande stagione delle riforme.
«In realtà Berlusconi ha concluso la stagione scegliendo la linea demagogica ed estremistica e arrivando alla follia di dire che chi non vota per il centrodestra è senza cervello. E l’uscita di Fini e Casini ne è la conferma. Una deriva estremistica che è dentro la storia del personaggio, ma non è casuale che delle facce che c’erano nel ‘94 ne siano rimaste soltanto due, sempre meno motivate e che guardano in evidente cagnesco: quelle di Berlusconi e di Bossi. Ora questa crisi politica non potrà non avere riflessi sul governo».  
L’opposizione può fare qualcosa per accelerare il processo?
«Saranno i cittadini a farlo capire che così non si può andare avanti. Berlusconi non può pensare di essere al riparo di tutto invocando il voto popolare, e poi quando questo arriva fare finta di niente. Ha talmente caricato di plebiscitarismo il suo ruolo che ora inevitabilmente il pronunciamento degli elettori sancirà la fine della stagione politica, sua e di questo governo ».
E dopo? Giudica sempre auspicabile la nascita di un“governo di decantazione”, come disse insieme a Pisanu un mese fa, o caduto questo governo si dovrebbe subito andare al voto?
«Fino a lunedì dobbiamo stare concentrati sul risultato. Quel che è certo è che se il segnale che uscirà dalle urne sarà così forte come sembra, si dovrà voltare pagina, e ogni scenario sarà più avanzato rispetto alla situazione attuale».
Che dice questo voto, sul centrosinistra e sul Pd? 
«Finora le urne hanno confermato che ci sono le condizioni culturali perché possa crescere un’alternativa riformista, di cui il Pd, partito aperto e innovativo, dovrà essere il baricentro. Noi ora dobbiamo rafforzare la nostra identità di forza riformista, lavorando a un sistema delle alleanze partendo dai temi concreti che interessano i cittadini, come la precarietà in cui vivono milioni di italiani, soprattutto delle nuove generazioni, la scuola, l’università, l’ambiente, la lotta all’illegalità e, in primo luogo, il sostegno alla crescita. Lavorando su cinque, sei questioni si può costruire un’alleanza riformista che abbia nel Pd il suo punto di equilibrio».
In quest’alleanza vedrebbe bene anche le forze moderate, esterne al centrosinistra classico? 
«Quello che so è che il voto ha confermato che l’alternativa riformista in questo paese ha il suo baricentro nella forza e nell’apertura del Pd. Aggiungo che un buon uso delle primarie, come si è dimostrato, consolida e stabilizza la coesione di una alleanza politica».
Lei aveva chiesto una discussione dopo le amministrative “per capire se il percorso scelto dal partito è quello giusto”: pentito?
«E di cosa? Si apre una fase politica nuova, certo che dobbiamo discutere insieme, e come dissi proprio nell’intervista al “Foglio” dobbiamo farlo con Bersani, che è il segretario di tutti noi, e senza bisogno di un congresso. Diversamente dal Pdl, che non discute e litiga ed è destinato all’esplosione, noi siamo e saremo un grande partito perché ci sono pensieri diversi ma una forte coesione unitaria. Guardiamo ai grandi partiti in cui convivevano Moro e Fanfani, o Napolitano e Ingrao. Si discuteva e si combatteva, e si perdeva e si vinceva insieme. Io sono sempre stato così e rimarrò così».

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