domenica 29 maggio 2011

Energia, cosa ci conviene - di Elisabetta Zamparutti su Europa

La marcia indietro sul nucleare decisa con un decreto legge, convertito a circa quindici giorni dalla tenuta del referendum, costituisce indubbiamente l’ennesimo colpo basso all’istituto referendario, perfettamente in linea con gli almeno cinque scioglimenti anticipati delle camere negli anni ’70 fatti apposta per evitare i referendum, le sentenze interpretative della corte costituzionale o i tradimenti degli esiti referendari, quando ci sono stati, da parte del parlamento.
Un decreto legge la cui necessità ed urgenza è stata solo quella di evitare l’espressione popolare su una questione cruciale come quella del nucleare. Un altro contributo, dunque, alla nondemocrazia dell’Italia.
Da questo punto di vista stupisce che nessuno si sia soffermato sulla critica, contenuta nel Rapporto Ocse 2011 di verifica dell’economia italiana, alla carenza di analisi costi-benefici nelle scelte ambientali ed energetiche del nostro paese, che si traduce in politiche inefficienti e costose in particolare nei settori dei trasporti e dell’energia.
Come Radicali abbiamo chiesto da sempre un confronto sulle questioni energetiche, nucleare compreso, esattamente nei termini auspicati dall’Ocse. Sapevamo, grazie ai dossier degli “Amici della Terra”, che gli indicatori di efficienza energetica avevano evidenziato posizioni di primato del nostro paese nel contesto globale.
Colpisce leggere nel Rapporto come l’Italia, pur rimanendo ben posizionata fra i paesi Ocse, nell’ultimo decennio stia perdendo quelle posizioni di primato proprio a causa di questa incapacità di fare scelte strategiche in un’ottica costibenefici, cioè alla luce di un’analisi approfondita dei propri punti di forza e ...
di debolezza sotto il profilo economico, ambientale e sociale.
La priorità che abbiamo attribuito all’efficienza energetica trova piena conferma nel Rapporto Ocse, per il quale, nel breve periodo, il contenimento dei consumi elettrici attraverso politiche di efficienza energetica viene considerato più economico della stessa produzione di energia.
Colpisce constatare che pur rimanendo la nostra un’economia a bassa intensità di carbonio rispetto agli standard internazionali, siamo al terzo posto in Europa per emissioni di gas serra.
Da questo punto di vista l’Ocse evidenzia, nell’assenza di una strategia energetica, politiche energetiche frammentate e incapaci di promuovere le opzioni più efficienti, come le misure di efficienza energetica e le fonti rinnovabili per il riscaldamento.
In generale per l’Ocse tassare le attività inquinanti all’origine, come Radicali ad esempio ci siamo espressi a favore della carbon-tax, è un approccio migliore dell’incentivazione delle alternative, rispetto alla quale viene evidenziata la particolare generosità italiana alle rinnovabili elettriche ed il fatto che, comunque, sarebbe più appropriato che le ricadute fossero sulla fiscalità generale e non in bolletta.
Se dunque l’Ocse fotografa un paese che stenta a ottimizzare risorse e potenzialità attraverso una seria analisi in termini di costi-benefici, personalmente ritengo che il costante diniego di un grande dibattito pubblico sulle questioni energetico-ambientali precluda la possibilità di definire una seria strategia energetica nazionale.

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